La caldaia a metano rappresenta la soluzione più utilizzata per il riscaldamento di casa e la produzione di acqua calda sanitaria. Ma la caldaia a metano da molti anni non è più il sistema più conveniente ed efficace per la casa. In questo articolo vengono messi a confronto due sistemi di riscaldamento domestici molto diversi tra loro: la pompa di calore e la caldaia tradizionale. Pompa di calore o caldaia tradizionale: differenze di funzionamento Iniziamo analizzando le differenze di funzionamento tra la pompa di calore e la caldaia tradizionale. La caldaia tradizionale è anche detta a combustione, perché genera calore attraverso un processo di combustione. La caldaia a combustione infatti sfrutta generalmente il metano della rete comunale oppure il gasolio di un serbatoio per generare l’energia necessaria per il riscaldamento. Il gas viene dunque bruciato per poter riscaldare l’acqua che circola nelle tubature di casa, fino ad arrivare direttamente ai termosifoni. In questo modo i termosifoni, una volta accesi e riscaldati, sono in grado di offrire calore. Mentre la casa è calda, il combustibile bruciato libera i suoi fumi nell’ambiente circostante alla casa attraverso una canna fumaria. La pompa di calore si basa su una tecnologia nuova che non inquina. Infatti le fonti principali di energia sono l’aria, l’acqua o il terreno: la pompa di calore preleva il calore da queste fonti naturali e lo trasferisce all’interno della casa. La differenza dunque è che non avviene nessuna combustione, quindi non c’è nessuna fonte che viene bruciata. La pompa di calore utilizza solo l’elettricità necessaria per poter funzionare. Ma come fa allora a riscaldare? Ci sono diversi modelli di pompa di calore, se vuoi approfondire l’argomento leggi l’articolo Pompa di calore: cos’è e come funziona Prendiamo ad esempio una pompa di calore acqua-acqua. La pompa preleva il calore dall’acqua di falda esterna e la riscalda grazie alla forte compressione di un particolare gas naturale presente all’interno del circuito di funzionamento. Quindi la stessa acqua prelevata dall’ambiente esterno viene prima riscaldata e successivamente trasferita all’interno degli ambienti da riscaldare. Riscaldamento con pompa di calore o caldaia tradizionale: il confronto con infografica Naturalmente, la differenza tra la caldaia e la pompa di calore non è solo nel funzionamento. La pompa di calore e la caldaia tradizionale sono diverse sotto altri importanti aspetti: Convenienza ed efficienza La caldaia a gas potrebbe sembrare la soluzione più economica e conveniente per il riscaldamento. Il fatto che abbia un minor costo d’acquisto rispetto ad una pompa di calore non significa però che sia una soluzione più conveniente. Come abbiamo visto, la caldaia a gas riscalda grazie all’utilizzo di un combustibile fossile come il metano, il gasolio o il GPL. Rispetto alla pompa di calore, una caldaia a metano costringe chi la usa a essere dipendente da un combustibile fossile con l’incertezza della sua disponibilità e la continua fluttuazione dei costi sempre al rialzo. Il riscaldamento con pompa di calore, al contrario, sfrutta una fonte naturale rinnovabile e sempre disponibile in natura. Non c’è rischio di rimanere senza combustibile in casa e quindi senza riscaldamento, come nel caso delle caldaie a gasolio o in quelle a legna. L’energia termica necessaria per il riscaldamento è sempre disponibile in ogni condizione e soprattutto senza bisogno di combustione. Vuoi sapere di più sulle fonti rinnovabili? Leggi l’articolo Energie rinnovabili – Le più importanti Il vantaggio ambientale si riflette anche sull’aspetto della convenienza. La caldaia a metano, infatti, utilizza la combustione per produrre energia che però in parte viene dispersa attraverso i fumi di scarico. Infatti le caldaie a combustione, specialmente i modelli più vecchi, sono efficienti soltanto al 50-75%, il che significa che il 25-50% dell’energia utilizzata viene sprecata. Con la pompa di calore invece non c’è nessuna dispersione di calore, dunque è più performante rispetto a qualsiasi altra tipologia di caldaia. Costi di esercizio Come abbiamo avuto modo di descrivere precedentemente, la differenza principale tra la pompa di calore e la caldaia è proprio il funzionamento e soprattutto la materia prima che viene utilizzata per il funzionamento dei differenti sistemi. La spesa media annuale legata al gas per uso domestico è sensibilmente superiore rispetto a quella dell’elettricità. La pompa di calore utilizza l’elettricità per funzionare, ma corrisponde soltanto al 20% del suo fabbisogno energetico: il restante 80% è ricavato dalle fonti naturali. L’efficienza che contraddistingue la pompa di calore le permette di ridurre al minimo i consumi elettrici. L’utilizzo di elettricità rispetto al metano presenta anche il vantaggio di avere un sistema che non richiede una costante manutenzione. A differenza del riscaldamento elettrico, le caldaie a gas devono essere sottoposte a periodiche verifiche e manutenzioni per evitare i rischi relativi all’utilizzo del combustibile, come ad esempio pericolose fughe di monossido di carbonio. Il risparmio di gestione annuo di una pompa di calore è dunque pari al 50% circa rispetto a una caldaia a metano; nel caso di caldaie a gasolio e a GPL il risparmio può raggiungere anche il 70%. Sostenibilità Uno dei principali svantaggi della caldaia a metano, a gasolio o a GPL è sicuramente dato dall’impatto che ha sull’ambiente. L’inquinamento atmosferico infatti è fortemente influenzato dal riscaldamento: secondo i dati ISPRA, in Italia il riscaldamento degli edifici residenziali, commerciali e pubblici pesa sulle emissioni di anidride carbonica per oltre il 17,7%. La pompa di calore per il riscaldamento potrebbe essere una soluzione ideale per ridurre a zero le emissioni di CO2 derivate dalla combustione fossile: utilizza energia pulita proveniente dalla natura nel suo totale rispetto, dato che non rilascia fumi di scarico o emissioni inquinanti nell’ambiente. Di seguito l’infografica che sintetizza il confronto tra pompa di calore e caldaia: Pompa di calore o caldaia tradizionale: confronto finale La pompa di calore potrebbe rappresentare un’ottima soluzione per il riscaldamento degli ambienti residenziali e industriali. L’alta efficienza, l’affidabilità e la sostenibilità della pompa di calore rendono questo sistema più vantaggioso rispetto alla caldaia tradizionale. Le caldaia a metano, a gasolio o a GPL sono sistemi di riscaldamento che si devono considerare superati e che rappresentano una delle principali cause di inquinamento del
Le comunità energetiche vengono costituite da soggetti che condividono la capacità produrre, consumare e condividere energia prodotta da fonti rinnovabili. Con la Delibera 318/2020 le comunità energetiche trovano un loro posto nel panorama legislativo italiano. La delibera infatti riconosce il diritto di cittadini, famiglie, imprese ed enti di aggregarsi per perseguire un principio di autoconsumo energetico, quando questo viene prodotto, consumato e condiviso da fonti rinnovabili. In altre parole, l’energia prodotta dalla comunità può essere consumata, immagazzinata oppure rimessa in rete, purché tali attività non costituiscano attività commerciale o professionale. Si viene quindi a creare una grossa opportunità per condomini, famiglie, comuni e cooperative: di iniziare a rispettare l’ambiente azzerando completamente le emissioni cogliendo tutti i vantaggi che la tecnologia ha da offrire. Comunità energetica per famiglie e condomini: i vantaggi Nella pratica i vantaggi di produrre l’energia in condivisione sono diversi. L’acquisto delle tecnologie necessarie per produrre, consumare e accumulare l’energia può essere ripartito tra i soci, riducendo i costi per il singolo partecipante. Ma la lista dei pro va ben oltre l’ammortamento dei costi iniziali e riguarda: Aspetti ambientali: le comunità energetiche hanno un impatto ambientale prossimo allo zero. Aspetti sociali: la gestione degli impianti è condivisa e la comunità condivide l’energia che produce Aspetti economici: seguendo un principio di autoconsumo la comunità energetica ha un netto risparmio in bolletta. Aspetti finanziari: i locali possono aumentare il loro valore immobiliare aumentando la classe energetica. Costituire una comunità energetica diventa quindi un’importante occasione per le famiglie e per le condomini. L’associazione porterebbe significativi miglioramenti in termini di vivibilità per gli inquilini, riducendo le spese e aumentando l’autosufficienza. Il panorama delle comunità energetiche Se nel mondo la soluzione delle comunità energetiche ha già preso piede da tempo, specie con riferimento ai Paesi nordeuropei, in Italia la diffusione è ancora lenta. Si possono però menzionare diversi casi di comunità energetiche dai risvolti positivi e interessanti. La NzeB (Nearly Zero Energy Building) di Prato, in cui sono stati costruiti 29 nuovi alloggi e un centro civico. In questo caso si parla di social housing, secondo la quale alcuni interventi immobiliari e urbanistici vengono gestiti in maniera organica piuttosto che separatamente. In particolare, il progetto di Prato è autosufficiente per il 60% dell’energia elettrica e per il 90% del riscaldamento. Per ottenere questa efficienza energetica, il progetto ha richiesto l’installazione di 100 pannelli fotovoltaici e una pompa di calore dalla potenza di 152 kW. Anche se progetti di questo tipo stanno prendendo sempre più piede nel nostro Paese, Legambiente informa che le iniziative di questo tipo sono ancora poche e che si procede lentamente. Se vuoi approfondire e scaricare il rapporto sulle comunità rinnovabili leggi l’articolo di Legambiente Un condominio prosumer Con il diffondersi di questa soluzione può nascere un dubbio sulla nuova identità del consumatore di energia. In questi casi infatti, il consumatore non è più solo tale in quanto produce l’energia che consuma in un principio di totale autosufficienza. Si parla quindi di prosumer (dall’unione delle parole produttore e consumatore), una figura ibrida che entra di diritto nel ciclo produttivo dell’energia per renderlo più sostenibile. La RED II (Renewable Energy Directive) del 2018 mette questa figura al primo posto nella valutazione del panorama energetico mondiale. Il ruolo del prosumer nel mercato dell’energia va considerato sotto diversi aspetti: dalla socialità alla tecnologia, dall’ambiente ai costi. Se prima quindi non era concesso l’utilizzo condiviso degli impianti energetici, oggi è possibile grazie a questa direttiva, che è stata resa operativa dalla delibera ARERA. I condomini a si trovano, dunque, a gestire un ruolo interessante per queste finalità. I condòmini infatti possono decidere di associarsi e condividere l’energia, risparmiando sulla bolletta e partecipando alla costituzione di un nuovo edificio senza emissioni. Comunità energetiche e autoconsumo Le comunità energetiche dovranno rispettare il principio dell’autoconsumo. In altre parole l’associazione di produttori di energie rinnovabili può consumare la propria energia e condividerla senza finalità di lucro. Rispetto al tema dell’autoconsumo, la delibera ARERA di agosto 2020 si esprime in questi termini: “L’autoconsumatore di energia rinnovabile è un cliente finale che, operando in propri siti situati entro confini definiti o, se consentito da uno Stato membro, in altri siti, produce energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo e può immagazzinare o vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta purché, per un autoconsumatore di energia rinnovabile diverso dai nuclei familiari, tali attività non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale.” Delibera ARERA 4 agosto 2020 (318/2020/R/EEL) Le comunità energetiche, per rispettare la normativa devono avere alcune caratteristiche: Utilizzare una rete a bassa tensione Utilizzare impianti inferiori a 200 kW Utilizzare fonti rinnovabili Consumare l’energia nelle immediate vicinanze del luogo in cui viene prodotta Gli obiettivi sono ambientali, economici e sociali a livello di comunità, membri o aree nelle quali il soggetto opera piuttosto che finanziari. Come si legge nella nota del Mise, le comunità energetiche sono quindi a tutti gli effetti dei soggetti giuridici che fanno capo a un nucleo di persone che possono essere famiglie o imprese, che producono, consumano e condividono energia da fonti rinnovabili. Vuoi scoprire di più sulle energie rinnovabili? Leggi l’articolo Energie rinnovabili – Le più importanti. Comunità energetiche e superbonus: A sostenere gli interventi per creare una comunità energetica c’è il nuovo superbonus al 110%. Le detrazioni fiscali vengono riconosciute, oltre che a famiglie e imprese, anche alle comunità energetiche rinnovabili al fine di dare una spinta verso la totale transizione energetica. In particolare l’Ecobonus riservato alle comunità energetiche, prevede la decurtazione al 110% per i primi 20 kW, applicando l’ordinaria detrazione del 50% sul restante, con tetto massimo complessivo di 96.000€. La materia relativa al nuovo ecobonus è però tutt’altro che definita: si attendono infatti nuovi aggiornamenti circa la durata e l’estensione delle detrazioni. Queste infatti potranno essere allargate ad altri soggetti o prevedere una data di fine successiva al dicembre 2021. Vuoi scoprire tutto sull’ecobonus al 110%? Leggi il nostro articolo Ecobonus al 110%: un’opportunità da cogliere al volo.
Lo smog ci insegue ovunque, non solo nelle trafficate strade dei centri urbani: per questo si parla di inquinamento domestico. Molti studi dichiarano che gli ambienti chiusi come case, uffici e scuole possono essere perfino più inquinati delle aree all’aria aperta, complice il ristagno delle polveri sottili negli ambienti riparati. Ecco una guida per imparare a difendersi e rendere l’aria in casa più… Respirabile! Polveri sottili: il 95% è nascosto in casa Chi l’avrebbe mai detto? Il luogo in cui ci sentiamo più tranquilli, al riparo dalle minacce può essere in realtà più pericoloso delle strade delle città. Secondo uno studio dell’Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili (ANTER), il 95% degli inquinanti che respiriamo si trova all’interno della nostra abitazione. Si parla infatti di inquinamento indoor, o inquinamento domestico, proprio a voler ribaltare la concezione classica che vede le aree aperte come maggiori fonti di esposizione allo smog. La percentuale è giustificata dal fatto che passiamo la maggior parte del nostro tempo in edifici chiusi, ma allo stesso modo fa riflettere il fatto che questi non siano schermati dagli agenti inquinanti prodotti all’esterno. Inoltre, alcuni oggetti che abbiamo o che utilizziamo in casa possono essere all’origine della produzione delle polveri sottili, materiale pulviscolare da cui è composto l’inquinamento atmosferico. Sai cosa sono le polveri sottili? Leggi l’articolo Cosa sono le polveri sottili e cosa le produce Inquinanti prodotti in casa Come abbiamo accennato, se una parte dell’inquinamento domestico proviene dall’esterno, altri tipi agenti possono essere prodotti direttamente in casa. Ecco quindi un elenco di oggetti e pratiche che possono peggiorare notevolmente la qualità dell’aria nell’ambiente domestico. Alcuni mobili o arredi domestici possono essere stati trattati con lacche, vernici e rivestimenti protettivi composti da solventi. Alcuni di questi materiali sono volatili e possono continuare a emettere sostanze nocive anche anni dopo essere stati acquistati. La combustione produce polveri sottili e agenti inquinanti: quindi è sconsigliabile fumare in casa e utilizzare candele o stufe per non aumentare la quantità di smog in casa. Insomma tutto ciò che brucia produce inquinamento. Detersivi e detergenti a uso domestico hanno una composizione chimica che può liberare benzene e altre sostanze dannose per la nostra salute. A queste sostanze di origine antropica si aggiungono quelle naturali, come acari, polvere e muffe, che proliferano in tappeti, tessuti, tende e moquette. Tutti questi fattori possono contribuire a causare un netto peggioramento della qualità dell’aria domestica, quella che respiriamo per più ore al giorno. Così rischiamo di doverci tutelare più quando siamo in casa che quando siamo fuori: la presenza di inquinanti negli ambienti piccoli e chiusi può essere ancora più rischiosa che negli spazi aperti e molti sono gli studi che trovano una correlazione tra l’inquinamento domestico e diversi tipi di disturbi. Building Related Illness (BRI): le malattie associate agli edifici I sospetti dell’impatto che l’inquinamento domestico può avere sulla nostra salute sono infine convogliati in un progetto europeo si è concentrato sullo studio della qualità dell’aria indoor. Il ministero della salute fa notare come anche istituti italiani abbiano preso parte in questo progetto volto a identificare le patologie correlate alla qualità dell’aria negli ambienti chiusi e a promuovere strategie volte a ridurre l’impatto di questi disturbi. Ti interessa questo argomento? leggi l’articolo del ministero della salute Ma ci sono alcune accortezze che possiamo adottare per migliorare la qualità dell’aria negli ambienti di casa e ridurre l’inquinamento domestico. I consigli per migliorare la qualità dell’aria in casa Ecco quindi 10 consigli per limitare l’inquinamento domestico non solo in casa, ma anche in ufficio e in generale in tutti gli ambienti chiusi: Cambia spesso l’aria in casa, almeno ogni 4 ore. Ma soprattutto appena dopo aver utilizzato prodotti chimici o dopo aver cucinato. Per far circolare aria in casa scegli le fasce orarie meno trafficate se abiti in città Utilizza mobili con finiture naturali. Questo tipo di finiture non rilasciano sostanze chimiche nell’ambiente, aumentando l’inquinamento domestico. Cambia i filtri di condizionatori e aspirapolvere. Queste componenti vanno cambiate regolarmente perché il loro utilizzo è proprio quello di trattenere le impurità. Pulisci regolarmente tappeti e tende e lava le lenzuola a 60 gradi. Questi tessuti sono particolarmente esposti all’attacco di batteri e acari. Preferisci detergenti ecologici e naturali: bicarbonato, aceto e acqua bollente spesso sono sufficienti a pulire e a rimuovere i batteri Controlla la cappa in cucina e tutti gli altri sistemi di ricircolo d’aria, devono essere sempre puliti per evitare il ristagno di sostanze inquinanti Utilizza le piante in casa. Alcune piante sono in grado di fare da filtro per gli inquinanti, purificando l’ambiente. A nostro avviso le migliori per questo utilizzo sono il Ficus, la Dracena e la Sansevieria. Cambia i vecchi elettrodomestici. Gli elettrodomestici di classe superiore assicurano emissioni quasi nulle, sono più prestanti e garantiscono un risparmio energetico. Fai controllare periodicamente sistemi di riscaldamento e di raffrescamento. La manutenzione di questi apparecchi è fondamentale per la qualità dell’aria. Sostituire il fornello tradizionale con un fornello elettrico a piastre e la vecchia caldaia con una moderna pompa di calore. Sai come funziona una pompa di calore? Se vuoi scoprire di più leggi il nostro articolo sulla pompa di calore: cosa è e come funziona Osservare anche solo una parte di queste semplici regole può assicurarti una qualità dell’aria di gran lunga migliore, diminuendo l’inquinamento domestico. La tua casa e la tua salute ringrazieranno!
Il rispetto per l’ambiente e per la salute del pianeta deve partire dalle nostre abitudini, per questo è importante vivere in una casa 100% sostenibile. In particolare dalla nostra abitazione e dalla vita che facciamo in casa. Per questo motivo si sta sviluppando sempre più il concetto di casa ecologica e sostenibile, cioè un’abitazione che rispetta i principi dell’architettura sostenibile. Una casa 100% sostenibile è un edificio efficiente dal punto di vista energetico e rispettoso dell’ambiente. Ma quando un’abitazione può essere definita “sostenibile”? Vediamo insieme le 5 caratteristiche più importanti di una casa 100% sostenibile ed efficiente. Perché scegliere una casa 100% sostenibile? Avere una casa 100% sostenibile significa abitare nel pieno rispetto dell’ambiente. È il principio dell’architettura sostenibile o bioedilizia, che punta alla progettazione e alla costruzione di edifici a impatto zero. L’impatto ambientale di un edificio non è da sottovalutare. Bisogna scegliere con cura ad esempio i materiali di costruzione, le vernici utilizzate e in particolare valutare l’esposizione e il corretto posizionamento dell’abitazione nello spazio circostante. Ogni dettaglio di una casa ecologica è studiato per offrire un alto benessere abitativo nel rispetto della natura e senza rinunciare all’efficienza. Grazie a innovativi sistemi tecnologici si possono sfruttare fonti energetiche pulite e rinnovabili che garantiscono alte prestazioni e bassi consumi. Con un sistema di climatizzazione a pompa di calore si evita l’emissione di sostanze inquinanti e gli impianti fotovoltaici possono produrre energia elettrica per avere maggiore autonomia. Una casa 100% sostenibile garantisce comfort e anche risparmio: sfruttando fonti di energia alternativa e anche elettrodomestici dotati di tecnologie avanzate ed intelligenti, si ottiene un risparmio elevato nel medio-lungo termine sulle utenze di casa. Infatti nella progettazione dell’edificio non dovrebbero mancare sistemi di gestione per il risparmio energetico e impianti per l’autoproduzione elettrica come il fotovoltaico. Una casa sostenibile quindi dovrebbe essere progettata per garantire un uso efficiente e razionale delle risorse energetiche, utilizzando ad esempio sistemi di recupero dell’acqua piovana. Ma non solo! Vediamo insieme le 5 principali caratteristiche di una casa 100% sostenibile ed ecologica. La casa ecologica sostenibile: 5 caratteristiche fondamentali 1. Materiali di costruzione naturali Una casa deve nascere “ecologica” fin dalla sua progettazione: per questo si parla di architettura sostenibile, cioè un modo che non si limiti a costruire edifici a misura d’uomo, ma anche secondo natura. Una delle prime valutazioni è il luogo in cui verrà edificata la vostra casa: infatti sarà di vitale importanza definire la posizione e l’orientamento dell’edificio per garantire una vera e propria sinergia tra casa e natura circostante.Successivamente verranno selezionati i materiali di costruzione più sostenibili e naturali e che rendono la casa più sicura, più efficiente e più confortevole. Uno dei materiali più utilizzati è il legno, che è anche uno dei più antichi impiegati nel campo dell’edilizia e dell’architettura. I suoi vantaggi sono molteplici in quanto oltre ad essere un materiale ecosostenibile, è anche molto resistente ed economico. É estremamente versatile, grazie alla sua buona flessibilità: proprio per questo motivo viene impiegato nella realizzazione di vari elementi come i pannelli prefabbricati per strutture portanti, le coperture e i rivestimenti esterni tipo pareti e solai oppure per le finiture ed i rivestimenti interni Avete presente le classiche case norvegesi in legno di abete o betulla oppure le caratteristiche baite che si trovano anche sulle nostre montagne?La scelta del legno non è data solo per l’elevata disponibilità o esclusivamente un gusto stilistico, ma è data soprattutto per via della sua elevata caratteristica isolante. Infatti il legno di cui sono fatte le tipiche case norvegesi possiede un’elevata capacità di isolare l’edificio dal freddo, perché il legno è in grado di garantire un totale isolamento sia termico che acustico.Inoltre il legno è un materiale antisismico ed è in grado di regolare l’umidità. Per questo motivo è un’ottima soluzione per migliorare la qualità di vita dell’ambiente domestico. Bisogna però prestare attenzione alla tipologia e alla qualità del legno da impiegare: per la costruzione di una casa sostenibile è necessario prediligere materia prima certificata e prodotta da aziende qualificate. Una valida alternativa al legno è il bambù, un materiale ecosostenibile resistente e flessibile, tanto da esser definito “acciaio verde“. É un materiale molto resistente ai graffi e perciò viene molto utilizzato nella realizzazione di pavimentazioni. Il legno e le sue alternative non sono gli unici materiali sostenibili utilizzati nella bioedilizia. Infatti vengono impiegati anche mattoni d’argilla oppure la canapa, materiali capaci di assorbire l’umidità interna in eccesso e di ridurre le escursioni di temperatura all’interno dell’abitazione. I materiali ecosostenibili inoltre, essendo più durevoli di quelli artificiali a buon prezzo, non saranno soggetti alla sostituzione in breve tempo, comportando un risparmio economico nel lungo periodo.Una casa costruita con materiali naturali migliora anche la salute di chi abita grazie ad una migliore qualità dell’ambiente domestico ed in particolare dell’aria: i materiali ecosostenibili infatti evitano la formazione di gas o composti organici volatili (VOC) nocivi, come purtroppo accade con il poliuretano, la formaldeide, i solventi sintetici e il piombo. 2. Coibentazione e isolamento In realtà, gran parte dei principi dell’architettura sostenibile vertono sul garantire un buon isolamento per abbassare il fabbisogno energetico dell’intera struttura edilizia. In questo settore sono di fondamentale importanza il materiale di costruzione e la presenza di un involucro edilizio opportunamente progettato. Una casa 100% sostenibile è un’abitazione ben isolata, che non presenta dispersioni termiche. Isolare casa significa risparmiare energia e garantire il comfort interno. Anche qui entrano in gioco materiali naturali prestanti ed efficienti, come il legno e i suoi derivati. Ad esempio la fibra di legno è una soluzione ideale per l’isolamento e nasce proprio dal riciclo di questo pregevole materiale: i pannelli utilizzati in fibra di legno impiegati nelle case ecologiche, infatti sono ecocompatibili e compostabili interamente una volta finito il loro ciclo di vita. La fibra di cellulosa è un altro ottimo isolante termico perché resiste efficacemente all’escursione tra giorno e notte. È un materiale naturale che non si deforma, è elastico e resistente all’umidità e al fuoco. Un altro materiale dalle buone doti isolanti è la lana di
Perché l’ACS è così importante? Quali sono le soluzioni migliori per garantire un’alta efficienza energetica ed eco-sostenibilità senza eccessivi consumi?
Il Superbonus è in continua evoluzione, nonostante le difficoltà generali causate dalla pandemia. Questo maxi incentivo fiscale, nato con il Decreto Rilancio del luglio 2020, è stato già oggetto di modifiche grazie al nuovo Decreto Semplificazioni del 2021. Il decreto Semplificazioni ha introdotto importanti novità per il Superbonus 110. Superbonus 110%: le prime novità con il Decreto Semplificazione Vediamo le principali semplificazioni che riguardano il nuovo superbonus del 2022: Gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche: con il Decreto Semplificazioni ora questi interventi rientrano tra gli interventi trainati del Superbonus. Se non sai quali sono gli interventi trainati, leggi l’articolo Ecobonus al 110%: un’opportunità da cogliere al volo, che spiega tutti gli interventi che rientrano in questa maxi-agevolazione fiscale. L’estensione dei benefici del Superbonus 110 alle categorie catastali B/1, B/2 e D/4: rientrano tra queste categorie edifici come collegi, convitti, ricoveri, orfanotrofi, seminari, conventi, caserme, case di cura e ospedali. È necessario però che i proprietari di questi edifici siano in possesso di determinati requisiti, ovvero che svolgano principalmente attività di prestazione di servizi socio-sanitari e assistenziali e che i membri del CdA non percepiscano alcun compenso o indennità di carica e abbiano un contratto regolarmente registrato di proprietà, nuda proprietà, usufrutto o comodato d’uso gratuito. Novità sulla comunicazione di inizio dei lavori (CILA): questa è una delle novità più importanti, in quanto viene introdotto un nuovo modello CILA (Comunicazione di inizio dei lavori asseverata) in versione semplificata rispetto al precedente. Ad esempio, il nuovo CILA potrà consentire l’avvio dei lavori per i quali non serve più l’attestazione dello stato legittimo dell’immobile, previsto dall’articolo 9-bis, comma 1-bis, del Testo Unico dell’edilizia. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze conferma che nel caso di abusi edilizi anche gli edifici con irregolarità possono usufruire del Superbonus. Ad esempio, nel caso di un condominio con una concessione edilizia e perfettamente abitabile ma che è stato costruito diversamente dal progetto originario e urbanisticamente insanabile, è comunque possibile per i condòmini usufruire dell’agevolazione. Deroga distanze del cappotto termico: il nuovo decreto prevede che gli interventi di dimensionamento del cappotto termico e del cordolo sismico non concorrono più al conteggio della distanza e dell’altezza, come previsto dal ex art. 873 del Codice Civile. Cambio residenza: chi acquista una prima casa e opera interventi di ristrutturazione relativi al Superbonus 110% ha 30 mesi di tempo, e non più 18, per fare il cambio di residenza nel Comune di appartenenza della nuova casa. Il Decreto Semplificazioni ha dunque apportato numerose modifiche e importanti novità in ambito del SuperBonus. Tuttavia la Legge di Bilancio 2022, deliberata il 28 ottobre 2021 dal Consiglio dei ministri e in attesa di approvazione definitiva, cambia di nuovo le carte in tavola soprattutto in termini di proroghe e scadenze. SuperBonus 110%: le nuove proroghe e scadenze Il disegno di Legge di Bilancio per il 2022, ha confermato la proroga del Superbonus 110%, anche se si tratta di una proroga differenziata in base al tipo di immobile. Vediamo più nel particolare la differenziazione delle nuove proroghe e delle nuove scadenze introdotte: 31 dicembre 2022Per gli edifici unifamiliari: Ciò riguarda persone fisiche che non esercitano attività di impresa, arte o professione, che richiedono di accedere al bonus per interventi su edifici unifamiliari o su unità immobiliari funzionalmente indipendenti. Per essere considerate indipendenti, queste unità devono essere dotate di almeno tre delle seguenti installazioni: impianti per l’approvvigionamento idrico; impianti per il gas; impianti per l’energia elettrica; impianto di climatizzazione invernale. Inoltre rientrano in questa categoria anche gli edifici unifamiliari situati all’interno di edifici plurifamiliari ma che dispongono di uno o più accessi autonomi dall’esterno. 31 dicembre 2023Per i condomìni ed edifici plurifamiliari: In particolare per questa categoria di edifici la proroga del SuperBonus 110% sarà effettuata negli anni successivi con un’aliquota decrescente. Infatti dal 2024 la detrazione scenderà dall’attuale 110% al 70% e dal 2025 la detrazione passerà al 65%, ovvero la stessa aliquota dell’Ecobonus. 31 dicembre 2022 Per gli edifici composti da 2 a 4 unità immobiliari e per unità immobiliari distintamente accatastate: in particolare, il Superbonus coprirà le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022 solo se entro il 30 giugno 2022 saranno stati effettuati lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo. 31 dicembre 2023 Per le case popolari e gli istituti autonomi: questa scadenza interessa gli Istituti autonomi case popolari (IACP) ed enti con le stesse finalità sociali. Il Superbonus coprirà le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023 solo se entro il 30 giugno 2023 saranno stati effettuati lavori finalizzati al risparmio energetico o antisismici per almeno il 60 % dell’intervento complessivo. Altrimenti la scadenza per questa categoria di edifici è fissata al 30 giugno 2023. Superbonus 110%: gli ultimi aggiornamenti Ma le novità non sono finite qui: nuovi aggiornamenti riguardo la maxi agevolazione fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici ci giungono dall’ultimo incontro tra Governo e maggioranza di martedì 21 dicembre 2021. Da questo incontro sono stati sciolti i nodi relativi alle modifiche che la Legge di Bilancio 2022 apporterà al SuperBonus. Ecco le principali novità apportate all’incentivo: Il Superbonus 110% è stato prorogato in via definitiva per le abitazioni unifamiliari e le unità funzionalmente indipendenti con un accesso autonomo fino al 31 dicembre 2022. La proroga è valida per chi ha effettuato il 30% dei lavori complessivi entro giugno 2022. Viene eliminato il vincolo di tetto ISEE di 25.000 euro per accedere al Superbonus per i possessori di villette e case unifamiliari. Viene eliminato il limite per i soggetti fisici che non avevano presentato la CILA entro settembre 2021: adesso anche questi soggetti potranno completare i lavori entro dicembre 2022. Viene esteso il termine ultimo per gli interventi “trainati” che riguardano l’installazione di pannelli solari fotovoltaici e di colonnine di ricarica per le auto elettriche fino a dicembre 2023 . Le unità site all’interno dei condomini possono ora ultimare i lavori “trainati” in linea con le stesse scadenze che il condominio avrà sui lavori delle parti comuni. Il Bonus di ristrutturazione è stato esteso anche a RSA e
Far crescere il valore della casa non è solo un modo per aumentare il prezzo del tuo immobile in caso decidessi di venderlo. Aumentare il valore della tua abitazione significa rendere la tua casa più efficiente, più sicura, più sostenibile e che garantisce un significativo sulle bollette energetiche. Scopriamo insieme in questo articolo le 5 caratteristiche fondamentali di una casa 100% sostenibile ed ecologica. Il valore della casa Negli ultimi secoli abbiamo modificato radicalmente gli stili di vita e le nostre abitudini. Così tanto da rientrare nella Indoor Generation, la generazione che passa la maggior parte della sua vita nelle mura di spazi chiusi. Recenti sondaggi mostrano che trascorriamo il 90% del nostro tempo dentro le mura domestiche. Per questo, bisogna dare più importanza alla nostra casa, perché ogni casa ha un valore. Il valore della casa non è soltanto una stima numerica opportuna e necessaria nel momento in cui si decide di vendere o comprare un immobile. È il valore dello spazio che ti circonda, di cui bisogna tenere cura. Per questo motivo aumentare il valore della tua casa significa rendere migliore la qualità di vita dentro le mura domestiche. Passiamo molto più tempo all’interno di quanto in realtà ci può sembrare. Spesso molti ambienti non sono salutari per colpa del cosiddetto inquinamento indoor, ovvero l’inquinamento atmosferico che si genera negli spazi chiusi. Un tipo di inquinamento molto simile a quello che danneggia l’aria delle nostre città per via del riscaldamento domestico e dello smog. Scopri di più sull’inquinamento indoor nell’articolo Inquinamento domestico: 10 regole per combatterlo Come calcolare il valore della propria casa? Senza eccessivi tecnicismi, possiamo calcolare il valore della casa utilizzando una semplice formula matematica che considera in particolare la superficie commerciale e la quotazione al metro quadro. Ma non basta! A questo vanno aggiunti i cosiddetti coefficienti di merito, cioè delle caratteristiche particolari che possono far aumentare o diminuire il valore dell’immobile. Ad esempio un attico con ascensore vale 20% in più rispetto ad una casa al terzo piano, oppure una casa con riscaldamento autonomo ha un valore 5% maggiore rispetto ad un edificio con riscaldamento centralizzato. Quindi nel determinare il valore reale e di mercato di una casa vengono considerate diverse componenti tra le quali: la posizione e il rapporto con il contesto circostante; le pertinenze, come cantine solai, posti auto, soffitte; le condizioni strutturali, impiantistiche, termiche, illuminotecniche e di sicurezza. Tutte queste caratteristiche sono in grado di soddisfare le nostre abitudini e ogni esigenza di comfort. Una casa ben esposta e ben illuminata, dotata di materiali di rivestimento non usurati e degli infissi efficienti ha un valore maggiore perché ha una vivibilità maggiore e offre un alto grado di efficienza. Ma come si può aumentare il valore della casa? Ecco 5 possibili strategie. 1. Efficienza energetica Aumentare il valore della casa significa renderla efficiente nelle utenze e nei consumi. Infatti il risparmio energetico è strettamente collegato alla valorizzazione immobiliare perché una casa costruita con materiali ad hoc, ben coibentata e ben progettata aumenta il livello di comfort e allo stesso tempo il risparmio. Infatti l’efficienza energetica dei sistemi e dispositivi installati dentro casa, come ad esempio l’impianto di riscaldamento, abbatte le dispersioni energetiche e garantisce una maggiore valore al tuo immobile. Grazie alle opportunità offerte dallo Stato con l’Ecobonus e il SuperBonus 110%, si può aumentare il valore della casa attraverso interventi specifici di riqualifica energetica. Questi interventi prevedono il salto di almeno 2 classi energetiche dell’abitazione da riqualificare. Ad esempio si potrebbe scegliere di ammodernare la propria casa con soluzioni più sostenibili e a impatto zero. Un sistema di riscaldamento a pompa di calore o una coibentazione con il cappotto termico aumentano il valore del tuo immobile e lo rendono più sostenibile. La riqualifica energetica non solo verrà percepita positivamente da chi rispetta la natura: verrà considerata come un intelligente investimento che permette di risparmiare in futuro, visto che i consumi con questo tipo di impianti di ultima generazione sono ridotti al minimo. 2. Cambio infissi e pavimentazione Non solo gli impianti influiscono sul valore della casa. Un altro punto debole degli edifici non proprio recenti, possono essere i pavimenti e gli infissi. Riguardo la pavimentazione, i problemi più importanti possono essere le scheggiature e le crepe più evidenti oltre ai materiali utilizzati. Anche se l’impiantistica generale di una casa è un parametro molto più importante, gli infissi impattano in modo significativo sulla vivibilità, sul comfort e in particolare sui consumi domestici. Infatti la sostituzione delle finestre, comprensive di infissi, rientra negli interventi di efficienza e di riqualifica degli immobili previsti dall’ Ecobonus. Se particolarmente malridotti o malmessi, gli infissi devono essere sostituiti o rimessi a nuovo con lavori di pulitura e rifinitura. 3. Una bella imbiancata Il valore di una casa è determinato in parte dalla sua estetica, non solamente dalla sua funzionalità ed efficienza. Per questo motivo non c’è modo migliore per far sembrare una casa più pulita e ben tenuta che una bella imbiancata di pareti e soffitti In questo caso si tratta di un investimento più contenuto che potrà aumentare il valore della casa. Sicuramente una mano di bianco potrà dare all’immobile un aspetto più curato e nuovo. Specialmente nei casi di compravendita, sistemare le crepe e i difetti dei muri, cancellare i segni di usura e del tempo rinfrescando i colori delle pareti, sia esterne che interne, può dare valore aggiunto alla propria casa. 4. L’illuminazione giusta La luminosità degli spazi è un importante criterio per determinare il valore di un immobile. Tutti i punti dell’ambiente devono essere ben illuminati, sia di giorno che di notte. Se si vuole aumentare il valore della casa allora un accorgimento utile può essere quello di migliorare o rinnovare gli impianti di illuminazione. Una casa molto luminosa può valere anche 10% in più di un’abitazione mediamente luminosa. Ma un impianto di illuminazione giusto deve rispettare uno specifico equilibrio, cioè quello tra l’illuminazione artificiale e quella naturale. Valorizzare uno spazio significa quindi scegliere la migliore illuminazione, per la propria abitazione, preferendo possibilmente
Il solare termico e la pompa di calore sono sistemi di riscaldamento che hanno un obiettivo comune: ridurre a zero le emissioni inquinanti e di conseguenza eliminare il consumo di combustibile fossile per il riscaldamento domestico. Tuttavia, come vedremo in questo articolo, l’impianto solare termico presenta alcuni svantaggi da prendere in considerazione, in particolare se stai scegliendo per la tua casa una soluzione eco-sostenibile, senza rinunciare all’efficienza e alla comodità. L’energia solare è una delle cosiddette energie rinnovabili, cioè energie che provengono da fonti naturali potenzialmente illimitate. L’energia solare viene sfruttata per produrre calore e energia. Gli impianti che sfruttano questa fonte sono essenzialmente di due tipi: l’impianto fotovoltaico e il solare termico. Il primo produce energia tramite pannelli solari fotovoltaici che convertono il calore in elettricità; mentre l’impianto solare termico non produce energia, ma riscalda l’acqua che attraversa le tubature della nostra casa ed è necessaria per il riscaldamento e per l’uso sanitario. Ma vediamo più nel dettaglio come funziona il solare termico. Impianto solare termico: cos’è e come funziona Gli impianti solari termici sono dispositivi che permettono di catturare l’energia solare, immagazzinarla e usarla sia per riscaldare l’acqua corrente che per il riscaldamento degli ambienti. È necessario però fare prima una distinzione tra pannello solare termico e pannello solare fotovoltaico: spesso vengono confusi o addirittura utilizzati come sinonimi, ma in realtà hanno un funzionamento differente. Infatti, mentre i pannelli solari fotovoltaici riescono a convertire il calore prodotto dal sole in energia, il “pannello solare termico” è il dispositivo base su cui si sviluppa la tecnologia del solare termico: non genera energia, ma immagazzina calore proveniente dal sole. Il calore accumulato permette di riscaldare l’acqua che attraverso una rete di tubi arriva nell’abitazione e riscalda gli ambienti. In questo modo il sistema solare termico è generalmente composto da: – un pannello che riceve l’energia solare dai raggi del sole; – uno scambiatore dove circola un particolare fluido che assorbe il calore del sole e trasferisce il calore all’acqua utile al riscaldamento, per lavarsi e per cucinare. – un serbatoio (o boiler) utilizzato per immagazzinare tutto il calore accumulato dai pannelli in modo da poter essere utilizzato quando c’è bisogno. Esistono diverse tipologie di impianti solari termici, distinti per funzionamento e caratteristiche dei pannelli o dell’impianto generale, ma in linea di massima i più comuni sono quelli a circolazione naturale e a circolazione forzata. L’impianto solare termico a circolazione naturale è un dispositivo compatto e piuttosto economico: in questo tipo di impianto il fluido contenuto nei pannelli è l’acqua stessa che riscaldandosi sale in un serbatoio di accumulo (boiler), per poi essere distribuito a tutte le utenze domestiche. Il suo miglior pregio è la semplicità, ma purtroppo è caratterizzato da una elevata dispersione termica che ne penalizza l’efficienza energetica. Gli impianti a circolazione forzata invece sono più ingombranti e strutturalmente più complessi, ma garantiscono un utilizzo regolare durante l’anno. Infatti il circuito è composto da un pannello, una serpentina posta all’interno del boiler e una pompa, detta circolatore, che permette la cessione del calore raccolto dal fluido alla serpentina posta all’interno del boiler. Come abbiamo detto, il circuito è più complesso rispetto all’impianto a circolazione naturale, ma ha una efficienza termica più elevata, visto che il serbatoio di accumulo è sempre situato all’interno della casa e quindi meno soggetto a dispersione termica durante le ore notturne o in condizioni climatiche avverse. La funzione del solare termico quindi è la stessa della caldaia tradizionale, ma con una marcia in più: l’impianto solare termico non brucia alcun combustibile fossile, ma utilizza il calore del sole per riscaldare la nostra casa. Una caratteristica che rende il suo funzionamento molto più simile a quello di una pompa di calore. La pompa di calore infatti utilizza una fonte 100% green e rinnovabile presente in natura: da questa fonte la pompa di calore preleva il calore necessario per poter riscaldare un fluido presente nell’impianto che permette successivamente il riscaldamento dell’acqua necessaria per l’uso sanitario e ovviamente per riscaldare i termosifoni. Ma l’impianto solare termico ha la stessa efficienza e le stesse prestazioni di una pompa di calore? Nonostante l’utilizzo di una fonte rinnovabile e sostenibile, l’impianto solare termico da solo purtroppo non basta. Infatti per riscaldare la casa e produrre acqua calda per uso sanitario tutto l’anno, in qualsiasi condizione e senza limiti è necessario abbinare un generatore supplementare all’impianto solare termico, come per esempio una caldaia extra, preferibilmente a condensazione, o una pompa di calore. Non conosci la caldaia a condensazione? Leggi l’articolo Pompa di calore o caldaia a condensazione: il confronto Prima di passare al confronto con l’impianto a pompa di calore, riassumiamo insieme quali sono i principali vantaggi dell’impianto solare termico: Utilizza una fonte di energia rinnovabile, gratuita e 100% naturale Favorisce la decarbonizzazione perché azzera le emissioni di CO2 Aumenta la classe di efficienza energetica della tua abitazione Influisce positivamente sui consumi domestici perché risparmi sulla bolletta del gas Ora entriamo nel pieno del confronto e vediamo chi ha la meglio tra l’impianto solare termico e la pompa di calore. Impianto solare termico vs pompa di calore: il confronto Fonte rinnovabile e green, ma non tutto l’anno Utilizzare una risorsa naturale come il sole ha i suoi vantaggi: è disponibile gratuitamente, è rinnovabile e il suo utilizzo non produce emissioni inquinanti per l’ambiente. Vuoi saperne di più sulle fonti rinnovabili? Ne abbiamo parlato nell’articolo Energie rinnovabili – le più importanti. Purtroppo però l’energia del sole non è costante, dunque non è in grado di assicurare una continuità necessaria a garantire la piena autonomia energetica. Proprio per la discontinuità e la variabilità dei raggi solari, è necessario integrare l’impianto solare termico con un altro sistema di climatizzazione. Questo non solo dipende dal naturale succedersi del giorno e della notte, ma anche dalle condizioni meteorologiche e dal cambio stagionale. In altre parole, l’impianto solare termico da solo non basta a soddisfare il fabbisogno energetico durante tutto l’anno. La pompa di calore, al contrario, non teme problemi di variabilità o discontinuità: la fonte naturale – aria,
La caldaia a biomassa rappresenta un’alternativa sostenibile alla classica caldaia tradizionale, poiché utilizzano entrambe la combustione per riscaldare, ma le fonti energetiche sono diverse: le caldaie a biomassa usano fonti rinnovabili come legno e altra materia organica. La combustione di una fonte rinnovabile, supportata dalla sua efficienza energetica, potrebbero essere un vantaggio rispetto all’uso di combustibile fossile. Ma andiamo a conoscere meglio le caldaie a biomassa prima di addentrarci nel confronto con le pompe di calore. La caldaia a biomassa: cos’è e come funziona? La caldaia a biomassa funziona in modo molto simile alla caldaia a gas o a gasolio: il riscaldamento è fornito ancora una volta dalla combustione, ma in questo caso la materia prima non è il gas o il gasolio, come per le caldaie tradizionali o a condensazione, ma è la biomassa. Ma cos’è la biomassa? La biomassa indica qualsiasi sostanza di matrice organica, vegetale o animale utilizzabile a fini energetici. In altre parole comprende tutti quei materiali organici che possono essere utilizzati direttamente come combustibili solidi, liquidi o gassosi. Tutti questi materiali possono essere utilizzati per generare elettricità e calore, ma anche per la realizzazione di composti chimici o carburanti biologici. La biomassa si divide in diverse tipologie: Pellet: scarti di lavorazione del legno pressati in piccoli cilindretti. Cippato: legno naturale tritato con o senza corteccia, di provenienza boschiva. Segatura: scarti industriali o scarti di prodotti agricoli. Legna a pezzi (ciocchi): porzioni di tronco di provenienza boschiva. Tronchetti di legno: residui di legno pressati. La maggior parte delle caldaie o stufe a biomassa possono essere alimentate con un solo tipo di biomassa: ad esempio la caldaia a pellet brucia soltanto pellet, ed è per questo che si chiama così. Oggi ci sono in commercio anche modelli più tecnologici e versatili, con i quali si possono utilizzare anche diversi tipi di biomassa per lo stesso impianto, come pellet e cippato ad esempio. La tipologia più comune di stufa a biomassa è quella a fiamma inversa o rovesciata: in questo modello la fiamma si sviluppa verso il basso, invece di svilupparsi verso l’alto come nelle caldaie tradizionali. In questo modo si può caricare il combustibile nella parte alta dell’impianto, così la fiamma brucerà solo una parte del legno inserito mantenendo una combustione costante. In altre parole questo si traduce in un maggiore risparmio per evitare l’eccessivo consumo di combustibile. La combustione di questi materiali genera scarse emissioni inquinanti rispetto ai combustibili fossili: questo perché la caldaia a biomassa, a differenza delle caldaie tradizionali come quelle a metano, brucia al suo interno una fonte energetica rinnovabile. Energia rinnovabile vuol dire che, come il legno, ricresce naturalmente al contrario dei giacimenti di combustibile fossile, una fonte energetica altamente inquinante e per di più in esaurimento. Durante la combustione, la legna produce la stessa quantità di CO2 che produrrebbe naturalmente se fosse lasciata a marcire nei boschi: per questo motivo la combustione della biomassa viene definita più ecologica rispetto ad altri combustibili. La legna infatti, al contrario del gas metano o del gasolio, produce emissioni che si considerano carbonio-neutrali, cioè non alterano l’equilibrio di anidride carbonica (CO2) nell’ambiente. L’alterazione di questo equilibrio è direttamente collegata all’inquinamento ambientale, così come il rilascio di particolato e polveri sottili nell’aria che respiriamo. Vedremo in seguito che proprio per questo ultimo aspetto, la stufa o la caldaia a biomassa non rappresentano una soluzione così ecologica e sostenibile quanto può sembrare. Anche la pompa di calore, così come la caldaia a biomassa, sfrutta una fonte rinnovabile. Ma dal punto di vista della sostenibilità, esiste una netta differenza tra i due impianti. Infatti, nonostante utilizzi una risorsa naturale a basse emissioni nocive, la caldaia a biomassa sfrutta la combustione che produce una grande quantità di pericolose polveri sottili.Al contrario, la pompa di calore non scalda gli ambienti bruciando combustibile ma attraverso lo scambio di calore tra una fonte naturale – come aria, acqua di falda e terreno – e gli ambienti da riscaldare. Caldaia a biomassa e pompa di calore: il confronto L’inquinamento della biomassa La biomassa è una fonte energetica rinnovabile e un’interessante alternativa ai combustibili fossili, in quanto il suo utilizzo permetterebbe di ridurre le emissioni nocive: infatti la combustione delle biomasse legnose non comporta emissioni aggiuntive di CO2 nell’atmosfera. Per questo motivo la caldaia a biomassa viene presentata come una soluzione più ecologica e rispettosa dell’ambiente rispetto ai modelli che sfruttano il metano, il GPL o il gasolio. In realtà, la biomassa come legno e pellet è più inquinante di quanto sembra! Infatti, paradossalmente, le stufe che sfruttano il pellet ad esempio, sono molto più inquinanti delle caldaie tradizionali. E perchè? La differenza sostanziale tra la biomassa e gli altri combustibili fossili si riscontra soprattutto sulle emissioni di particolato o polveri sottili (PM), che rappresenta l’inquinante atmosferico di maggior rilievo. Se dunque i livelli di CO2 non vengono alterati dalla combustione di fonti naturali, il potere inquinante della caldaia a biomassa è causato principalmente dai residui di combustione, come cenere e fumi, e in particolare dalle polveri sottili altamente pericolose per l’ambiente e per la salute.In altre parole quando il materiale brucia all’interno della caldaia o della stufa a biomassa, questa rilascia polveri e fumi responsabili dell’effetto serra e di effetti dannosi sull’uomo. Dal punto di vista della sostenibilità, la pompa di calore resta ancora una volta la scelta più green. La tecnologia della pompa di calore rivoluziona il modo di riscaldare casa, poiché il calore non viene generato dalla combustione – fossile o di biomassa – e dunque non ci sono emissioni che potrebbero inquinare l’aria.Con la pompa di calore, l’energia termica necessaria per il riscaldamento non viene prodotta bruciando combustibile: il calore viene trasferito dall’ambiente esterno a quello interno della casa. Quindi la pompa di calore non rilascia nessun fumo di scarico o residui di combustione. Al contrario, la caldaia a biomassa rappresenta un potenziale pericolo per l’ambiente in quanto continua ad utilizzare combustibile, anche se questo è di origine naturale.La combustione di materiale organico produce fumi e residui anche all’interno della caldaia: rispetto alla pompa
La pompa di calore per il raffrescamento rappresenta una soluzione efficiente e sostenibile, sebbene sia conosciuta più spesso per la sua funzione invernale. La pompa di calore reversibile permette la produzione di acqua calda sanitaria, riscalda e raffresca la nostra casa utilizzando energia naturale gratis e sfruttando lo stesso impianto utilizzato per il riscaldamento e per la produzione di acqua calda sanitaria. Ma come è possibile? Vediamo insieme come funziona e cos’è una pompa di calore reversibile, come ad esempio ReTina – il modello reversibile di Tina, la pompa di calore ad alta temperatura ed alta efficienza. Un’alternativa al condizionatore Con l’arrivo dell’estate si inizia a fare i conti con il caldo asfissiante, per cui l’unico rimedio è avere un sistema di climatizzazione efficiente. Ad oggi esistono molteplici soluzioni per rinfrescare casa con tecnologie che impiegano energie pulite e rinnovabili: con questo articolo possiamo farci un’idea sulle soluzioni alternative al condizionatore. Vuoi sapere di più sul raffrescamento di casa? Leggi l’articolo Aria condizionata: rinfrescare casa in modo efficiente Sapevi che il raffrescamento a pavimento con pompa di calore ci permette di avere sempre la temperatura ideale nella nostra casa e senza eccessivi consumi? Infatti tramite una pompa di calore il pavimento viene rinfrescato – così come viene riscaldato nei mesi freddi – grazie all’acqua di falda presente naturalmente nel terreno. Come il sole anche l’acqua di falda è una fonte naturale e rinnovabile di calore e di fresco. Come il fotovoltaico, anche le pompe di calore sono sostenibili perché utilizzano l’energia termica ricavata dall’acqua proveniente dal terreno. Il comfort garantito è quindi anche sostenibile. I sistemi di climatizzazione più innovativi sono anche quelli che garantiscono un maggior risparmio. La pompa di calore collegata ad un sistema di climatizzazione a pavimento, infatti, garantirà una casa fresca d’estate e, d’inverno, la stessa pompa di calore riscalderà la casa grazie al calore irradiato dal pavimento. In altre parole, un unico sistema che assicura la comodità di una casa calda d’inverno e fresca d’estate. Lo stesso impianto inoltre produce anche l’acqua calda utile per lavarsi e cucinare. Sai che non è la stessa acqua che circola nei sistemi di riscaldamento o raffrescamento? Ne abbiamo parlato in questo articolo se vuoi saperne di più. Cos’è l’acqua calda sanitaria? Scoprilo con l’articolo Acqua calda sanitaria: come produrla in modo sostenibile Ma come fa una pompa di calore a raffrescare? Raffrescamento con pompa di calore: come funziona? Non tutte le pompe di calore garantiscono il raffrescamento degli ambienti. Solo il modello reversibile è in grado di generare sia acqua calda che acqua fresca. In sostanza la pompa di calore reversibile è una centrale termica che integra in una unica soluzione la funzione di una caldaia e un gruppo frigo. In base al modello, il raffrescamento con pompa di calore può avvenire in 2 modi: Raffrescamento attivo: con questa funzione la pompa di calore raffresca attivamente la casa. Il normale funzionamento della pompa di calore viene semplicemente invertito per generare acqua fredda utile al raffrescamento. Ad esempio nelle pompe di calore aria-acqua, il circuito del refrigerante viene invertito affinché la pompa di calore lavori come un grosso frigorifero. In altre parole il calore, invece di essere assorbito dalla pompa di calore come avviene per riscaldare casa, viene trasferito dall’interno dell’abitazione verso l’esterno. Il raffreddamento attivo ha una maggiore capacità di raffreddamento e può essere utilizzato per tutti i tipi di pompe di calore: pompe di calore a terra, pompe di calore ad acqua e pompe di calore ad aria. Raffrescamento passivo: il raffrescamento passivo è tipico delle pompe di calore geotermiche e delle pompe di calore acqua-acqua: tutte le soluzioni installate nel terreno possono prevedere il raffrescamento passivo. Il raffrescamento può essere prodotto senza che la pompa di calore sia in completa funzione. Infatti le basse temperature della fonte di calore – l’acqua nel caso di pompe di calore acqua-acqua e il terreno profondo nel caso di pompe di calore geotermico – permettono il raffreddamento passivo degli ambienti. In pratica l’acqua fredda viene spostata nel circuito di riscaldamento o raffreddamento tramite una pompa di circolazione. Lo scambiatore di calore viene installato direttamente nel circuito dell’acqua di falda o in quello geotermico. Questo sistema trasmette la potenza frigorifera nell’ambiente, rinfrescando la casa tramite il circolo di aria fresca. Il vantaggio di questa soluzione è che ha un’alta efficienza e un basso consumo. Infatti consuma una minima parte di corrente dal momento che vengono attivate solo le pompe di circolazione dell’aria fresca senza utilizzare l’intero ciclo della pompa di calore. Quindi, come possiamo immaginare, l’utilizzo della pompa di calore in collegamento con un sistema di raffrescamento – o riscaldamento – a pavimento è solo una delle possibili declinazioni. Infatti i principali sistemi per la distribuzione del freddo sono: I pannelli radianti, che rinfrescano la casa attraverso un meccanismo di raffrescamento statico. La temperatura viene abbassata grazie alla presenza di tubature di acqua refrigerata che raffrescano il pavimento, le pareti o il soffitto. I ventilconvettori, impiegati invece nel raffrescamento ventilato. Al contrario del raffrescamento statico, i ventilconvettori sono dotati di uno scambiatore di calore genera aria fresca. Infatti nello scambiatore circola l’acqua di raffrescamento proveniente dalla pompa di calore che raffredda l’aria calda prelevata dall’ambiente. Il risultato è aria fresca e pura. Sono entrambe soluzioni che garantiscono la massima efficienza, anche se i ventilconvettori offrono tempi di risposta più brevi e sono più potenti rispetto ai pannelli radianti. ReTINA : la pompa di calore reversibile ReTINA è la versione reversibile di TINA, la pompa di calore ad alta temperatura e alta efficienza. La sua reversibilità permette di rinfrescare casa sfruttando lo stesso sistema utilizzato d’inverno per riscaldarla. Ma cosa significa reversibile? Il modello RETINA è in grado di invertire il ciclo di funzionamento, cioè da riscaldamento a raffrescamento, tramite una valvola di inversione. RETINA è disponibile per la climatizzazione di casa nella sua versione residenziale e nella versione professionale per i contesti lavorativi. Se hai intenzione di ristrutturare casa approfittando degli incentivi statali del Superbonus 110%, valuta questa alternativa per
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