Le comunità energetiche vengono costituite da soggetti che condividono la capacità produrre, consumare e condividere energia prodotta da fonti rinnovabili. Con la Delibera 318/2020 le comunità energetiche trovano un loro posto nel panorama legislativo italiano. La delibera infatti riconosce il diritto di cittadini, famiglie, imprese ed enti di aggregarsi per perseguire un principio di autoconsumo energetico, quando questo viene prodotto, consumato e condiviso da fonti rinnovabili. In altre parole, l’energia prodotta dalla comunità può essere consumata, immagazzinata oppure rimessa in rete, purché tali attività non costituiscano attività commerciale o professionale. Si viene quindi a creare una grossa opportunità per condomini, famiglie, comuni e cooperative: di iniziare a rispettare l’ambiente azzerando completamente le emissioni cogliendo tutti i vantaggi che la tecnologia ha da offrire. Comunità energetica per famiglie e condomini: i vantaggi Nella pratica i vantaggi di produrre l’energia in condivisione sono diversi. L’acquisto delle tecnologie necessarie per produrre, consumare e accumulare l’energia può essere ripartito tra i soci, riducendo i costi per il singolo partecipante. Ma la lista dei pro va ben oltre l’ammortamento dei costi iniziali e riguarda: Aspetti ambientali: le comunità energetiche hanno un impatto ambientale prossimo allo zero. Aspetti sociali: la gestione degli impianti è condivisa e la comunità condivide l’energia che produce Aspetti economici: seguendo un principio di autoconsumo la comunità energetica ha un netto risparmio in bolletta. Aspetti finanziari: i locali possono aumentare il loro valore immobiliare aumentando la classe energetica. Costituire una comunità energetica diventa quindi un’importante occasione per le famiglie e per le condomini. L’associazione porterebbe significativi miglioramenti in termini di vivibilità per gli inquilini, riducendo le spese e aumentando l’autosufficienza. Il panorama delle comunità energetiche Se nel mondo la soluzione delle comunità energetiche ha già preso piede da tempo, specie con riferimento ai Paesi nordeuropei, in Italia la diffusione è ancora lenta. Si possono però menzionare diversi casi di comunità energetiche dai risvolti positivi e interessanti. La NzeB (Nearly Zero Energy Building) di Prato, in cui sono stati costruiti 29 nuovi alloggi e un centro civico. In questo caso si parla di social housing, secondo la quale alcuni interventi immobiliari e urbanistici vengono gestiti in maniera organica piuttosto che separatamente. In particolare, il progetto di Prato è autosufficiente per il 60% dell’energia elettrica e per il 90% del riscaldamento. Per ottenere questa efficienza energetica, il progetto ha richiesto l’installazione di 100 pannelli fotovoltaici e una pompa di calore dalla potenza di 152 kW. Anche se progetti di questo tipo stanno prendendo sempre più piede nel nostro Paese, Legambiente informa che le iniziative di questo tipo sono ancora poche e che si procede lentamente. Se vuoi approfondire e scaricare il rapporto sulle comunità rinnovabili leggi l’articolo di Legambiente Un condominio prosumer Con il diffondersi di questa soluzione può nascere un dubbio sulla nuova identità del consumatore di energia. In questi casi infatti, il consumatore non è più solo tale in quanto produce l’energia che consuma in un principio di totale autosufficienza. Si parla quindi di prosumer (dall’unione delle parole produttore e consumatore), una figura ibrida che entra di diritto nel ciclo produttivo dell’energia per renderlo più sostenibile. La RED II (Renewable Energy Directive) del 2018 mette questa figura al primo posto nella valutazione del panorama energetico mondiale. Il ruolo del prosumer nel mercato dell’energia va considerato sotto diversi aspetti: dalla socialità alla tecnologia, dall’ambiente ai costi. Se prima quindi non era concesso l’utilizzo condiviso degli impianti energetici, oggi è possibile grazie a questa direttiva, che è stata resa operativa dalla delibera ARERA. I condomini a si trovano, dunque, a gestire un ruolo interessante per queste finalità. I condòmini infatti possono decidere di associarsi e condividere l’energia, risparmiando sulla bolletta e partecipando alla costituzione di un nuovo edificio senza emissioni. Comunità energetiche e autoconsumo Le comunità energetiche dovranno rispettare il principio dell’autoconsumo. In altre parole l’associazione di produttori di energie rinnovabili può consumare la propria energia e condividerla senza finalità di lucro. Rispetto al tema dell’autoconsumo, la delibera ARERA di agosto 2020 si esprime in questi termini: “L’autoconsumatore di energia rinnovabile è un cliente finale che, operando in propri siti situati entro confini definiti o, se consentito da uno Stato membro, in altri siti, produce energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo e può immagazzinare o vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta purché, per un autoconsumatore di energia rinnovabile diverso dai nuclei familiari, tali attività non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale.” Delibera ARERA 4 agosto 2020 (318/2020/R/EEL) Le comunità energetiche, per rispettare la normativa devono avere alcune caratteristiche: Utilizzare una rete a bassa tensione Utilizzare impianti inferiori a 200 kW Utilizzare fonti rinnovabili Consumare l’energia nelle immediate vicinanze del luogo in cui viene prodotta Gli obiettivi sono ambientali, economici e sociali a livello di comunità, membri o aree nelle quali il soggetto opera piuttosto che finanziari. Come si legge nella nota del Mise, le comunità energetiche sono quindi a tutti gli effetti dei soggetti giuridici che fanno capo a un nucleo di persone che possono essere famiglie o imprese, che producono, consumano e condividono energia da fonti rinnovabili. Vuoi scoprire di più sulle energie rinnovabili? Leggi l’articolo Energie rinnovabili – Le più importanti. Comunità energetiche e superbonus: A sostenere gli interventi per creare una comunità energetica c’è il nuovo superbonus al 110%. Le detrazioni fiscali vengono riconosciute, oltre che a famiglie e imprese, anche alle comunità energetiche rinnovabili al fine di dare una spinta verso la totale transizione energetica. In particolare l’Ecobonus riservato alle comunità energetiche, prevede la decurtazione al 110% per i primi 20 kW, applicando l’ordinaria detrazione del 50% sul restante, con tetto massimo complessivo di 96.000€. La materia relativa al nuovo ecobonus è però tutt’altro che definita: si attendono infatti nuovi aggiornamenti circa la durata e l’estensione delle detrazioni. Queste infatti potranno essere allargate ad altri soggetti o prevedere una data di fine successiva al dicembre 2021. Vuoi scoprire tutto sull’ecobonus al 110%? Leggi il nostro articolo Ecobonus al 110%: un’opportunità da cogliere al volo.
PNRR sta per Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e rappresenta il documento che ogni Stato membro dell’Unione Europea deve predisporre per poter accedere ai fondi del NGEU, il Next Generation EU. In particolare l’NGEU è uno strumento temporaneo introdotto dall’Unione Europea per la ripresa post pandemia Covid-19 in grado di rilanciare l’economia rendendola più digitale e più attenta ai temi della sostenibilità ambientale e dell’economia green. PNRR: cosa prevede Concretamente, questo strumento prevede un pacchetto da 750 miliardi di euro, ripartito in sovvenzioni e prestiti, il cui nucleo centrale è costituito dal Dispositivo per la Ripresa e Resilienza, o RRF. Questo dispositivo in particolare ha una durata di 6 anni, dal 2021 al 2026, e una dimensione di 672,5 miliardi di euro, diviso in 312,5 miliardi di sovvenzioni statali e nei restanti 360 miliardi in prestiti a tassi agevolati. Il PNRR dunque prevede di accedere ad un pacchetto di investimenti e riforme per rilanciare l’economia del nostro Paese. Questo Piano promuove dunque un’agenda ambiziosa di riforme che si articolano in 4 principali categorie: Pubblica amministrazione Giustizia Semplificazione Competitività. Il Governo Draghi ha trasmesso il 25 aprile il testo del PNRR al Parlamento. Successivamente, il 30 aprile è stato ufficialmente inviato alla Commissione europea. L’approvazione conclusiva del PNRR italiano da parte della Commissione Europea è avvenuta il 22 giugno di quest’anno. Riguardo alla sua struttura, il PNRR è strettamente legato ai 6 pilastri del Next Generation EU. Infatti le risorse che sono state stanziate nel PNRR sono circa 191,5 miliardi di euro e sono ripartite in 6 missioni principali: Rivoluzione verde e transizione ecologica – 59,47 miliardi Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura – 40,32 miliardi Infrastrutture per una mobilità sostenibile – 25,40 miliardi Istruzione e ricerca – 30,88 miliardi Inclusione e coesione – 19,81 miliardi Salute – 15,63 miliardi Il Piano si sviluppa intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo – digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale – e si articola in 16 Componenti, raggruppate in 6 Missioni, già citate nell’elenco precedentemente. Ma analizziamo i 3 assi strategici del PNRR per capire meglio gli obiettivi che perseguono. I 3 punti cardine del PNRR Rivoluzione verde e transizione ecologica Il secondo asse strategico riguarda la rivoluzione verde e la transizione ecologica. All’interno di questa importante missione sono presenti 4 sottocategorie che mirano a risollevare il Paese dal punto di vista della tutela ambientale, dell’economia green e dell’efficienza energetica: Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici Tutela del territorio e della risorsa idrica Economia circolare ed agricoltura sostenibile L’obiettivo di questa missione è principalmente quello di favorire la transizione green del Paese puntando principalmente su energie prodotte da fonti pulite e rinnovabili. Vuoi scoprire di più sulla transizione ecologica? Leggi l’articolo Decarbonizzazione: la transizione energetica europea La rivoluzione verde e la transizione ecologica porteranno dunque ad aumentare l’adattamento e la resilienza ai continui cambiamenti climatici, oltre che a sostenere tutti gli investimenti in ricerca e innovazione nel campo dell’ecologia e della sostenibilità ambientale. In questo obiettivo rientrano ad esempio i 15 miliardi di euro stanziati per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici. Lo stesso vale per il miliardo di euro destinato alle energie rinnovabili che mirano a sviluppare le filiere industriali nei settori fotovoltaico, eolico e delle batterie. Anche la crescita di startup innovative nel settore della transizione ecologica viene supportata dal PNRR con un investimento di 250 milioni di euro per la creazione di un Fondo per la Transizione Verde rivolto principalmente ai settori delle rinnovabili, dell’economia circolare, dell’efficienza energetica, della mobilità, dello smaltimento dei rifiuti e dello stoccaggio di energia. Digitalizzazione e innovazione I progetti presenti nella missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” sono stati ideati con l’obiettivo di favorire il processo di transizione e innovazione digitale. Ciò si traduce nel sostenere le infrastrutture del Paese e nel trasformare i processi produttivi delle imprese a favore della digitalizzazione. A questo proposito, il Ministero dello sviluppo economico punta a sostenere tutti gli investimenti strategici nell’ambito della Transizione 4.0 e a favorire i progetti e le politiche in grado di risollevare e rinnovare le filiere del Made in Italy. Inclusione e coesione Altro importante asse strategico del PNRR, in stretta condivisione con gli obiettivi a livello europeo, è quello che riguarda le politiche e i progetti di coesione e inclusione sociale. Questa missione prevede lo stanziamento di fondi nelle infrastrutture sociali, alle famiglie, alle comunità e al terzo settore, attraverso riforme e politiche attive del lavoro e sostegno all’occupazione. Un esempio di intervento, proposto dal Ministero dello sviluppo economico, è quello sul rafforzamento e l’avvio di una nuova imprenditorialità femminile attraverso risorse pari a 400 milioni di euro rendendo operativo, con un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro, il cosiddetto Fondo Impresa Donna Il PNRR nel concreto: come accedere e 3 esempi pratici Ma nel concreto come si attuano i progetti previsti dal PNRR? Come possono accedere i cittadini ai contributi a fondo perduto e agli incentivi previsti nel PNRR? Il Ministero dell’Economia e della Finanza (MEF) propone due modalità: Attraverso la risposta a un bando specifico o a un avviso pubblico promosso dalle Amministrazioni centrali oppure dai soggetti responsabili di un certo progetto o investimento; Presentando singole richieste nel rispetto di prerequisiti di ammissibilità previsti dalle normative di riferimento. Attraverso il PNRR è quindi possibile accedere a fondi messi a disposizione dall’Europa per le famiglie, per le imprese e per le istituzioni. Di seguito vedremo 3 esempi concreti di investimenti messi a disposizione dal piano. 1. Incentivi a cittadini e imprese Tra gli incentivi previsti dal PNRR e rivolti sia ai cittadini che alle imprese sono l’Ecobonus 110, il Superbonus e il Sismabonus. Questi incentivi promossi dallo Stato hanno l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici. Un altro esempio, adatto in primis alle aziende italiane, sono gli incentivi nell’ambito del piano Transizione 4.0: questo piano sostiene gli investimenti delle aziende in beni, materiali e non, che promuovono la ricerca, lo sviluppo, l’innovazione, la digitalizzazione e la
La COP26 è stata la 26° edizione della Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, acronimo di United Nations Framework Convention on Climate Change, cioè la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Questa Convenzione, nota anche come Accordi di Rio e informalmente conosciuta come Summit della Terra, nacque a Rio de Janeiro nel 1992 con l’obiettivo e l’impegno da parte di 197 paesi firmatari di ridurre le emissioni dei gas serra. Inizialmente la COP26 era prevista dal 9 al 20 novembre 2020 ma, a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, è stata rinviata dal 31 ottobre al 12 novembre 2021. In particolare i paesi ospitanti dell’evento, Italia e Regno Unito, sono stati colpiti pesantemente dalla pandemia per cui il SEC Centre di Glasgow, la sede della conferenza, era stato convertito in un ospedale COVID-19 nell’aprile del 2020. Perché proprio Glasgow come sede di questo importante evento? Non è stata una scelta casuale poiché Glasgow e la Scozia meridionale sono la zona a minore emissione di carbonio del Regno Unito, uno dei paesi ospitanti che ha presieduto l’evento in partnership con l’Italia. Infatti il 71% dell’elettricità di questa zona è fornita dall’energia nucleare, il 16 % dall’energia eolica e il 2% dall’energia solare. Alla conferenza hanno partecipato circa 25.000 delegati in rappresentanza dei 197 paesi che costituiscono l’UNFCCC, questa grande convenzione mondiale stipulata per ridurre le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera con l’obiettivo di “prevenire interferenze antropogeniche pericolose con il sistema climatico terrestre”. Ma quali sono stati gli obiettivi fissati in occasione della COP26? I 4 obiettivi fondamentali della COP26 Decarbonizzazione e zero emissioni Il primo obiettivo è incentrato sulla mitigazione, ovvero perseguire principalmente le indicazioni previste dall’Accordo di Parigi, una stipulazione firmata nel 2015 dai paesi membri dell’UNFCC riguardo alla riduzione dell’emissione dei gas serra a partire dal 2020. Infatti, secondo questo primo obiettivo, è necessario dimezzare le emissioni entro il 2030 e azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2050. Vuoi scoprire di più sul cambiamento climatico? Leggi l’articolo Cambiamento climatico: cause, conseguenze e 5 modi per contrastarlo Seguendo queste direttive, la COP26 punta a limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C. Per questo motivo i Paesi che hanno sottoscritto il precedente Accordo di Parigi dovranno impegnarsi ad accelerare il processo di transizione dal carbone a forme di energia pulite e rinnovabili. Inoltre questa mitigazione ha l’obiettivo di proteggere e ripristinare la natura a beneficio del clima e delle persone, promuovendo ad esempio l’utilizzo di veicoli elettrici a zero emissioni e l’impiego di sistemi di generazione di energia che sono in grado di azzerare le emissioni di gas nocivi nelle abitazioni, come ad esempio i pannelli fotovoltaici e le pompe di calore per il riscaldamento degli edifici residenziali ed aziendali. Adattamento In seguito al primo obiettivo, la COP26 mette in luce il fatto che il clima sta cambiando e continuerà a farlo provocando effetti devastanti. Tutto ciò purtroppo accadrà anche riducendo le emissioni e perciò, con il secondo obiettivo, la COP26 punta di lavorare in stretta collaborazione per far sì che i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici riescano ad adattarsi a questo continuo mutamento. Il secondo importante obiettivo della conferenza si basa principalmente sulla protezione e il ripristino degli ecosistemi naturali e sulla costruzione di difese, infrastrutture ed agricolture più resilienti agli inevitabili cambiamenti climatici. Lo scopo di questo obiettivo è fondamentalmente contrastare la perdita delle abitazioni, dei mezzi di sussistenza e persino delle vite umane che costantemente sono messe in pericolo dalla crisi climatica. Finanza La COP26 precisa che per raggiungere questi primi due obiettivi, i Paesi più sviluppati e industrializzati devono impegnarsi e mantenere la loro promessa di stanziare almeno 100 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima ogni anno. Il terzo obiettivo mette al centro il sistema e le istituzioni finanziarie internazionali, che devono fare la loro parte per contrastare la crisi climatica che stiamo vivendo. Lo scopo, secondo questo obiettivo, è fare in modo che ogni decisione finanziaria nel mondo contenga anche una motivazione ambientale. A questo proposito è necessario citare l’iniziativa GFan (che sta per Glasgow Financial Alliance for Net-Zero), un’alleanza che raccoglie 400 soggetti tra banche, assicuratori, fondi e fornitori di servizi in una rete che serva a rafforzare l’intervento climatico nel settore. Il GFan si impegna così a creare un collegamento tra gli investitori privati e il settore pubblico per quanto riguarda i finanziamenti necessari alla transizione ecologica e a tutti quegli interventi necessari per contrastare il riscaldamento globale. Collaborazione Il motto “l’unione fa la forza” può riassumere al meglio il quarto ed ultimo obiettivo della COP26. L’impegno dei Paesi partecipanti alla conferenza deve essere unito esclusivamente alla collaborazione di essi per poter affrontare al meglio tutte le sfide della crisi climatica. Per questo motivo la COP26 si pone come obiettivo quello di finalizzare in modo dettagliato il “Libro delle Regole” di Parigi, ovvero tutte le regole necessarie per rendere operativo al 100% il precedente Accordo di Parigi. L’obiettivo della collaborazione è volto principalmente a rafforzare ed accelerare tutte le attività sviluppate da governi, imprese e singoli cittadini per affrontare la crisi climatica. Ormai la COP26 è terminata da quasi un mese a questa parte. Quali sono le conclusioni a cui si è giunti attraverso questo importante evento? Il dopo COP26 – Il patto per il clima di Glasgow Al termine di questo appuntamento, la novità più rilevante è sicuramente che i paesi intervenuti si siano impegnati a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 °C dai livelli pre-industriali. Infatti, con la COP26 di Glasgow, 1,5°C diventa l’obiettivo principale, a differenza del precedente Accordo di Parigi che poneva come obiettivo principale i 2°C e 1,5°C solo come obiettivo ottimale. Il Patto per il clima di Glasgow, ovvero il documento finale redatto dopo l’evento, fissa anche un altro importante traguardo: l’obiettivo minimo di decarbonizzazione per tutti gli stati firmatari. Questo si traduce concretamente in un impegno nel ridurre del 45% le emissioni di CO2 al 2030 e soprattutto azzerare le emissioni intorno al 2050. Il documento inoltre invita i paesi firmatari
Far crescere il valore della casa non è solo un modo per aumentare il prezzo del tuo immobile in caso decidessi di venderlo. Aumentare il valore della tua abitazione significa rendere la tua casa più efficiente, più sicura, più sostenibile e che garantisce un significativo sulle bollette energetiche. Scopriamo insieme in questo articolo le 5 caratteristiche fondamentali di una casa 100% sostenibile ed ecologica. Il valore della casa Negli ultimi secoli abbiamo modificato radicalmente gli stili di vita e le nostre abitudini. Così tanto da rientrare nella Indoor Generation, la generazione che passa la maggior parte della sua vita nelle mura di spazi chiusi. Recenti sondaggi mostrano che trascorriamo il 90% del nostro tempo dentro le mura domestiche. Per questo, bisogna dare più importanza alla nostra casa, perché ogni casa ha un valore. Il valore della casa non è soltanto una stima numerica opportuna e necessaria nel momento in cui si decide di vendere o comprare un immobile. È il valore dello spazio che ti circonda, di cui bisogna tenere cura. Per questo motivo aumentare il valore della tua casa significa rendere migliore la qualità di vita dentro le mura domestiche. Passiamo molto più tempo all’interno di quanto in realtà ci può sembrare. Spesso molti ambienti non sono salutari per colpa del cosiddetto inquinamento indoor, ovvero l’inquinamento atmosferico che si genera negli spazi chiusi. Un tipo di inquinamento molto simile a quello che danneggia l’aria delle nostre città per via del riscaldamento domestico e dello smog. Scopri di più sull’inquinamento indoor nell’articolo Inquinamento domestico: 10 regole per combatterlo Come calcolare il valore della propria casa? Senza eccessivi tecnicismi, possiamo calcolare il valore della casa utilizzando una semplice formula matematica che considera in particolare la superficie commerciale e la quotazione al metro quadro. Ma non basta! A questo vanno aggiunti i cosiddetti coefficienti di merito, cioè delle caratteristiche particolari che possono far aumentare o diminuire il valore dell’immobile. Ad esempio un attico con ascensore vale 20% in più rispetto ad una casa al terzo piano, oppure una casa con riscaldamento autonomo ha un valore 5% maggiore rispetto ad un edificio con riscaldamento centralizzato. Quindi nel determinare il valore reale e di mercato di una casa vengono considerate diverse componenti tra le quali: la posizione e il rapporto con il contesto circostante; le pertinenze, come cantine solai, posti auto, soffitte; le condizioni strutturali, impiantistiche, termiche, illuminotecniche e di sicurezza. Tutte queste caratteristiche sono in grado di soddisfare le nostre abitudini e ogni esigenza di comfort. Una casa ben esposta e ben illuminata, dotata di materiali di rivestimento non usurati e degli infissi efficienti ha un valore maggiore perché ha una vivibilità maggiore e offre un alto grado di efficienza. Ma come si può aumentare il valore della casa? Ecco 5 possibili strategie. 1. Efficienza energetica Aumentare il valore della casa significa renderla efficiente nelle utenze e nei consumi. Infatti il risparmio energetico è strettamente collegato alla valorizzazione immobiliare perché una casa costruita con materiali ad hoc, ben coibentata e ben progettata aumenta il livello di comfort e allo stesso tempo il risparmio. Infatti l’efficienza energetica dei sistemi e dispositivi installati dentro casa, come ad esempio l’impianto di riscaldamento, abbatte le dispersioni energetiche e garantisce una maggiore valore al tuo immobile. Grazie alle opportunità offerte dallo Stato con l’Ecobonus e il SuperBonus 110%, si può aumentare il valore della casa attraverso interventi specifici di riqualifica energetica. Questi interventi prevedono il salto di almeno 2 classi energetiche dell’abitazione da riqualificare. Ad esempio si potrebbe scegliere di ammodernare la propria casa con soluzioni più sostenibili e a impatto zero. Un sistema di riscaldamento a pompa di calore o una coibentazione con il cappotto termico aumentano il valore del tuo immobile e lo rendono più sostenibile. La riqualifica energetica non solo verrà percepita positivamente da chi rispetta la natura: verrà considerata come un intelligente investimento che permette di risparmiare in futuro, visto che i consumi con questo tipo di impianti di ultima generazione sono ridotti al minimo. 2. Cambio infissi e pavimentazione Non solo gli impianti influiscono sul valore della casa. Un altro punto debole degli edifici non proprio recenti, possono essere i pavimenti e gli infissi. Riguardo la pavimentazione, i problemi più importanti possono essere le scheggiature e le crepe più evidenti oltre ai materiali utilizzati. Anche se l’impiantistica generale di una casa è un parametro molto più importante, gli infissi impattano in modo significativo sulla vivibilità, sul comfort e in particolare sui consumi domestici. Infatti la sostituzione delle finestre, comprensive di infissi, rientra negli interventi di efficienza e di riqualifica degli immobili previsti dall’ Ecobonus. Se particolarmente malridotti o malmessi, gli infissi devono essere sostituiti o rimessi a nuovo con lavori di pulitura e rifinitura. 3. Una bella imbiancata Il valore di una casa è determinato in parte dalla sua estetica, non solamente dalla sua funzionalità ed efficienza. Per questo motivo non c’è modo migliore per far sembrare una casa più pulita e ben tenuta che una bella imbiancata di pareti e soffitti In questo caso si tratta di un investimento più contenuto che potrà aumentare il valore della casa. Sicuramente una mano di bianco potrà dare all’immobile un aspetto più curato e nuovo. Specialmente nei casi di compravendita, sistemare le crepe e i difetti dei muri, cancellare i segni di usura e del tempo rinfrescando i colori delle pareti, sia esterne che interne, può dare valore aggiunto alla propria casa. 4. L’illuminazione giusta La luminosità degli spazi è un importante criterio per determinare il valore di un immobile. Tutti i punti dell’ambiente devono essere ben illuminati, sia di giorno che di notte. Se si vuole aumentare il valore della casa allora un accorgimento utile può essere quello di migliorare o rinnovare gli impianti di illuminazione. Una casa molto luminosa può valere anche 10% in più di un’abitazione mediamente luminosa. Ma un impianto di illuminazione giusto deve rispettare uno specifico equilibrio, cioè quello tra l’illuminazione artificiale e quella naturale. Valorizzare uno spazio significa quindi scegliere la migliore illuminazione, per la propria abitazione, preferendo possibilmente
Le biomasse sono scarti agricoli prevalentemente legnosi utilizzati per il riscaldamento domestico. Spesso vengono utilizzate sotto forma di pellet per essere bruciate e produrre energia termica. Tuttavia l’annosa questione che riguarda le biomasse si concentra sui concetti di sostenibilità e rinnovabilità della fonte energetica. Molti infatti sostengono che questa fonte possa rappresentare una valida alternativa ai sistemi di riscaldamento fossili, maggiormente inquinanti. Altri invece sottolineano gli aspetti che rendono questa fonte poco sostenibile. Biomasse: quanto sono rinnovabili? Vengono definite rinnovabili quelle fonti energetiche che sono per loro natura inesauribili, oppure che hanno un’elevata capacità rigenerativa. L’utilizzo di queste fonti infatti non pregiudica la risorsa in sé, che ha la capacità di rinnovarsi o che ha a disposizione un bacino inesauribile. Da questo il concetto di sostenibilità associato alle energie rinnovabili: l’inesauribilità della fonte energetica ne assicura la sostenibilità. Sotto questo punto di vista le biomasse possono essere considerate delle energie rinnovabili, nei casi in cui si provveda alla riforestazione nella stessa misura in cui la risorsa viene prelevata. Molto spesso infatti si mettono in atto processi artificiali per piantare nuovi alberi man mano che quelli più vecchi vengono tagliati e lavorati. Dove viene rispettato un giusto bilanciamento tra risorse prelevate e processi di riforestazione, questa energia può considerarsi rinnovabile. La sostenibilità delle biomasse Trovandoci a parlare di una fonte energetica considerata rinnovabile, dovremmo dare per assodata la sua sostenibilità. Tuttavia questo aspetto è messo in dubbio da molti esperti quando si parla di biomasse. Dal punto di vista ambientale infatti, questa risorsa è molto meno inquinante rispetto ai combustibili fossili in quanto è naturale. La quantità di CO2 prodotta dalla combustione delle biomasse è fondamentalmente uguale a quella prelevata dalle piante stesse durante il loro ciclo di vita. Ciò farebbe pensare che le biomasse possano essere considerate delle energie sostenibili. Molti però non sono d’accordo: questa visione infatti ignora alcuni aspetti fondamentali. Ad esempio non tiene in considerazione fattori come la lavorazione industriale del legno e il trasporto, altamente inquinanti e poco sostenibili. Inoltre se, come accennato, molti processi di revitalizzazione della risorsa sono artificiali, si dovrebbe aggiungere al bilancio l’utilizzo estensivo di fertilizzanti chimici e fitofarmaci, oltre ovviamente alle macchine agricole utilizzate per i processi agricoli. Questo lascia pensare che, sebbene la fonte possa essere considerata rinnovabile, è scarsamente sostenibile, in quanto il bilancio tra la risorsa e l’inquinamento da questa prodotto pende in negativo. Biomasse e salute Da molte parti si valutano le biomasse come una valida alternativa al combustibile fossile. Eppure diversi studi hanno dimostrato il rischio per la salute legato all’utilizzo di questa risorsa. La combustione di tutti tipi infatti produce micropolveri dannose per l’apparato respiratorio. Le stufe a pellet infatti, sebbene siano economiche e generino una quantità minima di emissioni, producono moltissime polveri sottili. Si legge in un interessante Articolo del Sole 24 Ore quale mole di polveri sottili possano produrre le biomasse: Una sola stufa a pellet di qualità mediocre, con cattiva manutenzione, alimentata con combustibili non selezionati emette polveri fini come un centinaio di caldaie a metano ad alta efficienza. Sole 24 ore – Le dieci cose da sapere sull’inquinamento dell’aria Le polveri sottili prodotte dalla combustione del pellet sono particelle che riescono a oltrepassare le barriere respiratorie, danneggiando i polmoni. Secondo alcuni studi le polveri sottili sarebbero responsabili di oltre 60.000 morti premature in Italia. Trovandosi spesso all’interno delle mura domestiche, le biomasse contribuiscono anche al fenomeno dell’inquinamento indoor. L’insalubrità degli edifici espone quindi le persone che li abitano a rischi ancora maggiori per la salute. Vuoi sapere di più sulle polveri sottili? Leggi l’articolo Polveri sottili: cosa sono e cosa le produce Decarbonizzazione e biomasse: le conclusioni dell’Enea Anche l’Enea si è pronunciata sulle biomasse, prevedendo misure di sostegno atte a individuare le circostanze meno dannose per la salute. L’ente ha quindi predisposto delle direttive che non incentivano l’utilizzo delle stufe a pellet, ma neanche che lo condannano. Di seguito le disposizioni fornite dall’ENEA: Politiche di sostegno condizionate all’uso delle tecnologie migliori e più efficienti possibile Standard emissivi sempre più rigorosi Richiesta di incentivi diretti volti a ricercare e innovare i sistemi di abbattimento del particolato più performanti Eventuali tasse ambientali basate su due aspetti: il danno alla salute e l’impatto sul clima Queste valutazioni da parte dell’Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente, fanno riflettere, specie se contestualizzate nell’attuale panorama europeo. Le direttive europee sulla decarbonizzazione totale sono sempre più considerate e un approccio “carbon neutral” sempre più ricercato da tutti Paesi.Tali direttive entrano parzialmente in contrasto con la valutazione delle biomasse come alternativa valida per una transizione energetica verso il rinnovabile. In tale contesto infatti, andrebbe considerato non solo l’ambiente, ma anche gli effetti che l’inquinamento e il particolato possono avere sulla salute dell’uomo. Vuoi sapere di più sulla transizione energetica? Leggi il nostro articolo Green Deal: l’economia verde europea
Si parla di decarbonizzazione per intendere un processo in cui si riduce il rapporto tra il carbonio e l’idrogeno. Nelle fonti energetiche che utilizziamo quotidianamente vi sono elementi chimici che reagiscono in maniera diversa. È infatti storicamente riconosciuto come il carbonio possa essere nocivo per l’inquinamento dell’aria. Questo elemento infatti, se bruciato, è in grado di legarsi alle particelle di ossigeno presenti nell’aria, generando CO2, ovvero anidride carbonica. L’anidride carbonica, prodotta naturalmente da molti organismi, se generata in eccesso e artificiosamente può saturare la capacità di conversione delle piante, inquinando l’aria. Gli alberi, che utilizzano la fotosintesi clorofilliana per convertire la CO2 in ossigeno, non riescono ad assorbire tutta l’anidride prodotta, che rimane nell’aria e danneggia la nostra salute. Si parla dunque di decarbonizzazione proprio a intendere un processo che mira a diminuire la presenza di carbonio nell’aria, riducendo le emissioni di CO2. Decarbonizzazione e combustibili fossili Principali responsabili della produzione in eccesso di CO2 sono i combustibili fossili. Questi elementi, ricchi di carbonio, se vengono bruciati, liberano nell’aria l’anidride carbonica, saturando la capacità di sintesi di alberi e piante. Non tutti i combustibili fossili hanno però la stessa quantità di carbonio. La legna il materiale con il più alto contenuto di carbonio: per ogni atomo di idrogeno ce ne sono 10 di carbonio. Il petrolio invece ha un rapporto carbonio-idrogeno pari a 1:2, ciò significa che per ogni atomo di carbonio, ce ne sono 2 di idrogeno. Il combustibile migliore in termini di presenza di carbonio è il gas naturale, che ha un rapporto 1:4, confermandosi come il più “pulito” tra i combustibili fossili. Ciò ha dato a pensare a molti che la decarbonizzazione del paese, ovvero la diminuzione delle emissioni di carbonio nocive attraverso l’utilizzo di fonti con un minore rapporto di carbonio, potesse passare dal gas. Ciò è auspicabile solamente in parte. Se è vero da una parte che il gas naturale è il combustibile più pulito, dall’altra vi sono una serie di controindicazioni che non possono essere tralasciate. La combustione di gas produce comunque CO2 La maggiore diffusione del gas naturale causa l’aumento dei costi di importazione, che ricadono sulle famiglie italiane Ci sono energie rinnovabili che possono sostituire il gas producendo energia a emissioni zero. In altre parole siamo convinti che un processo di miglioramento dello stato globale dell’aria non possa passare da una risorsa che “inquina meno”, specie quando sono disponibili soluzioni a impatto ambientale zero che favorirebbero una decarbonizzazione completa. Dall’accordo di Parigi all’Agenda 2030 L’accordo di Parigi ha segnato un punto di svolta, almeno teorico, per l’ambiente e per i cambiamenti climatici, puntando a limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°. Per fare questo è fondamentale considerare il ruolo dell’energia e dei combustibili fossili. L’anidride carbonica è infatti considerata uno dei principali gas serra che, rimanendo nell’atmosfera, contribuisce all’aumento della temperatura terrestre. Proprio per questo la decarbonizzazione è stata portata sul tavolo dell’accordo di Parigi, che mira all’obiettivo di ridurre le quantità di CO2 liberate in atmosfera almeno del 40% rispetto al 1990. Ciò ha forse lasciato intendere che basti semplicemente scegliere il meno inquinante tra i combustibili fossili. Purtroppo non è così: continuare a utilizzare combustibili fossili per il fabbisogno energetico del Paese significa semplicemente spostare temporaneamente il problema per affrontarlo nuovamente in seguito, senza avere un quadro chiaro di cosa possa accadere nel frattempo. Le direttive dell’Unione Europea, che mirano al raggiungimento agli importanti obiettivi sanciti dall’Agenda 2030, possono essere raggiunti in maniera stabile e sostenibile solamente attraverso un cambio di paradigma che vede l’utilizzo delle fonti rinnovabili in maniera estensiva e continuativa per sostituire le vecchie risorse inquinanti. Vuoi sapere di più sul cambiamento climatico? Leggi l’articolo Cambiamento climatico: cause, conseguenze e 5 modi per contrastarlo Carbon Footprint: un’impronta indelebile Proprio al fine di sensibilizzare aziende e persone sul tema di una sempre più necessaria decarbonizzazione è stata creata la Carbon Footprint, l’impronta di carbone. Questo indice intende misurare la quantità di CO2 prodotte per produrre un prodotto, o nella vita di una persona o azienda, oppure ancora in un determinato arco di tempo. In altre parole la carbon footprint vuole calcolare l’impronta che quel dato prodotto o quella data persona lascia sul pianeta, un’impronta tutt’altro che sostenibile spesso. Se pensi che 1 kg di yogurt può produrre fino a 1,1 kg di emissioni di CO2 e 1 kg di carne bovine ne può generare fino a 26 kg! Se si pensa a tutti i processi messi in atto nella fase di allevamento e quindi a tutta la filiera produttiva che segue, il trattamento, il confezionamento e il trasporto, possiamo capire come i prodotti che utilizziamo tutti i giorni possano lasciare un’impronta significativa sul pianeta. Decarbonizzazione al 100% in Italia entro il 2050: un obiettivo possibile? Come già accennato, l’Unione Europea ha fissato come obiettivo primario, un’Europa a zero emissioni entro il 2050. Ciò implica una decarbonizzazione pressoché totale delle energie in primis ma anche dell’economia. Per molti sembra un obiettivo irraggiungibile, dal momento che un processo così importante necessita di interventi massicci e investimenti di lungo periodo. Legambiente non la pensa così e risponde con una roadmap che definisce le azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo entro il 2040. Secondo Legambiente è possibile raggiungere la completa decarbonizzazione del Paese attraverso 8 leve: Semplificazione delle autorizzazioni da parte delle regioni per l’installazione di fotovoltaico ed eolico. Utility scale e comunità energetiche. Aumentando la presenza di grandi impianti pubblici (utility scale) e privati (comunità energetiche) è possibile creare un meccanismo virtuoso dove più sistemi collaborano per il raggiungimento dell’obiettivo Sistemi di accumulo e segnali di prezzo. Secondo Legambiente i sistemi di accumulo possono favorire una stabilità dei prezzi delle rinnovabili. Inoltre la prevedibilità dei prezzi a lungo termine potrebbe permettere una previsione più accurata e permettere di raggiungere gli obiettivi in maniera più efficace. Efficienza energetica: l’efficienza energetica e le politiche volte a migliorarla a livello collettivo rappresentano una forte leva per la transizione energetica sia per i privati che per le aziende. Elettrificazione delle città: mobilità e riscaldamento.
La Renovation Wave Strategy è stata proposta dalla Commissione Europea come iniziativa per migliorare lo stato degli edifici europei, attualmente inquinanti e poco efficienti. La nuova strategia messa in campo da Bruxelles punta a migliorare l’edilizia del continente e si pone all’interno di una serie di provvedimenti incentrati sulla tematica ambientale. L’esigenza di individuare le modalità per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 ha portato la Commissione Europea a premere l’acceleratore sulle ristrutturazioni edilizie nel vecchio continente. Gli edifici sono infatti responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra. Da questi presupposti parte la necessità di individuare dei piani per contenere consumi e inquinamento. Povertà energetica e Renovation Wave Un altro dato allarmante sul quale la Renovation Wave può avere successo è il fenomeno della povertà energetica. Per oltre 34 milioni di europei riscaldare adeguatamente la propria casa è troppo costoso. Questo dato è particolarmente indicativo dello stato in cui versa il parco immobiliare europeo. La maggior parte degli edifici infatti sono datati e non ristrutturati ma soprattutto inefficienti dal punto di vista energetico. Alla questione edilizia si vanno a sommare ulteriori problematiche di diversa natura, come il costo dell’energia. Gli aumenti dei costi nella materia energia elettrica in concomitanza con la crisi finanziaria hanno fatto perdere a molte famiglie l’autosufficienza dal punto di vista energetico. A questi fattori si aggiunge spesso una resistenza di tipo comportamentale, dove sussiste una mancata consapevolezza dei benefici che può portare l’efficienza energetica in termini sia economici che ambientali. I punti della Renovation Wave Da queste premesse si è mossa la Commissione Europea per individuare i principali punti toccati dalla Renovation Wave Strategy. In merito all’iniziativa Frans Timmermans, vicepresidente del Green Deal europeo, ha affermato: “Vogliamo che in Europa tutti possano illuminare la propria casa, riscaldarla o raffrescarla senza rovinarsi, né rovinare il Pianeta. L’ondata di ristrutturazioni migliorerà i luoghi in cui lavoriamo, viviamo e studiamo, riducendo nel contempo il nostro impatto sull’ambiente e creando posti di lavoro per migliaia di europei. Se vogliamo ricostruire meglio servono costruzioni migliori”. Frans Timmermans – Vicepresidente Green Deal europeo Emergono quindi i punti toccati dalla Renovation Wave. Decarbonizzazione del riscaldamento e del raffrescamento. Con questa misura si intende limitare le emissioni generate bruciando combustibili fossili. Esistono infatti fonti energetiche che possono riscaldare e raffrescare le abitazioni senza adottare la combustione. Lotta all’inefficienza energetica e alla povertà. L’obiettivo è quello di aumentare l’efficienza degli edifici, anche utilizzando fonti energetiche rinnovabili. In tal modo una minore quantità di energia è in grado di garantire lo stesso risultato. Ristrutturazione degli edifici pubblici. Migliorando anche le strutture pubbliche si punta ad abbattere i consumi energetici e a migliorare il comfort abitativo e lavorativo. Gli obiettivi Con la direttiva pubblicata lo scorso 14 ottobre, la Renovation Wave Strategy si pone l’obiettivo di ristrutturare 35 milioni di edifici entro 2030. Un risultato ambizioso e che ha fatto commentare molti. Si tratta di un grosso passo in avanti per la vita di lavoratori e cittadini che potranno migliorare il loro modo di vivere e lavorare. Se da un lato si tratta di un’innovazione importantissima, dall’altro molti si chiedono come faranno molte famiglie a sostenere questo costo in 10 anni. Il sostegno della Comunità Europea da una parte e la consapevolezza del fatto che si fa un investimento che rientrerà nel giro di pochi anni dovrebbero fare la loro parte. Dall’altra parte c’è invece la ricaduta virtuosa promessa dalla direttiva. La Renovation Wave Strategy infatti potrebbe essere in grado di creare 160.000 posti di lavoro, i famosi green jobs, con occupazioni più o meno stabili nei settori dell’energia e dell’edilizia. Questi presupposti spianano quindi la strada verso gli obiettivi ancora più sfidanti che si è posta la Comunità Europea sul tema ambientale. La renovation wave ha infatti il vantaggio di contribuire a una strategia più ampia, che auspica un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050. Vuoi scoprire di più sul Green Deal? Leggi l’articolo Green Deal: l’economia verde europea Una nuova Bauhaus Pensare che sia tutto in nome dell’efficienza energetica non è totalmente corretto. Su questo tema ha espresso la sua Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione Europea guarda alla direttiva in maniera ampliata, contestualizzandola all’interno di un cambio di paradigma che sembra totalizzante. Si legge sul suo tweet: La nuova Bauhaus europea promette molto, ovvero di “cambiare il mondo di domani, che sarà più verde, più umano e più bello.” Ciò a cui allude la presidente della Commissione è infatti un cambiamento culturale più che edilizio. In altre parole c’è bisogno di un mutamento radicale del modo di concepire il mondo e in particolar modo l’ambiente. In questo senso non sono più chiamate in causa solo le compagnie energetiche, le aziende che lavorano nelle rinnovabili e imprese edilizie, ma siamo tutti chiamati a fare la nostra parte. Si parla infatti di una “visione” a cui tutti possono collaborare per renderla attraente. Leggi anche Fotovoltaico e pompa di calore: 5 motivi per cui conviene Insomma, come la Bauhaus ha cambiato, anche se per un periodo temporalmente limitato, le regole dell’architettura, le direttiva come la Renovation Wave possono rimettere in discussione temi importanti. Quello a cui stiamo partecipando, specie se visto nell’ottica del periodo storico in cui ci troviamo, può realmente modificare l’impatto dell’uomo sulla Terra ma non solo: può migliorare le vite di tutti. “Il nuovo Bauhaus europeo sarà la forza trainante per connotare il Green Deal europeo in maniera innovativa e antropocentrica, rendendolo più attraente. Sarà un movimento basato sulla sostenibilità, l’inclusività e l’estetica, mirante ad avvicinare il Green Deal europeo ai cittadini e porre al centro della vita quotidiana il riciclaggio, le energie rinnovabili e la biodiversità” Ursula von der Leyen – Presidente della Commissione Europea
Con Green New Deal (dall’inglese “nuovo corso verde” o “nuovo patto verde”) si intendono i provvedimenti economici, sociali ed energetici che l’Europa sta promuovendo per attivare una vera green economy. In quest’articolo parliamo di tutti gli aspetti interessati da questa nuova politica in fase di attuazione. Dal New Deal americano al Green Deal europeo Il nuovo Green Deal che l’Europa sta promuovendo attivamente prende spunto dal New Deal americano di Roosevelt. Il celebre piano di provvedimenti attuato dal presidente USA nel corso degli anni Trenta prevedeva misure economiche e sociali per far fronte alla grande depressione che aveva investito gli Stati Uniti a partire dal 1929. Oggi le esigenze sono ben diverse, ma la criticità della situazione di partenza è a livelli simili. La necessità di generare un nuovo corso che permetta all’economia di ripartire si fa sempre più impellente per diversi fattori. La crisi sanitaria mondiale, le sue conseguenze economiche e l’esigenza di una svolta di tipo ambientale sono fattori che sembrano guidare le iniziative di Bruxelles. Cos’è il Green Deal Figura centrale di questo “nuovo patto verde” è Ursula von der Leyen, attuale presidente della Commissione Europea. La presidente ha infatti progettato il Green Deal europeo per favorire una transizione equa e giusta verso un’economia più rispettosa dell’ambiente. In sostanza il piano prevede una ingente mole di investimenti volti a favorire il raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell’accordo di Parigi del 2015. Questo accordo prevede di contenere l’aumento della temperatura globale per salvaguardare la specie umana e la biodiversità. In quest’ottica trova grande importanza il fattore energetico, attualmente responsabile del 75% delle emissioni inquinanti. Con il Green Deal l’Europa si prefigge pertanto di essere il primo continente ad emissioni zero entro il 2050. Per far questo è necessario attivare investimenti di lungo periodo, che permettano agli Stati di sostenere le economie in una transizione energetica oramai necessaria. Vuoi sapere di più sul riscaldamento globale? Leggi il nostro articolo Cambiamento climatico: cause, conseguenze e 5 modi per contrastarlo Cosa prevede il Green Deal Per raggiungere gli sfidanti obiettivi del progetto di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 verranno stanziati 7.500 milioni di Euro. A questo fondo, chiamato JTF (Just Transition Fund), accederanno i Paesi europei in misura diversificata sulla base delle esigenze di sviluppo. In altre parole i fondi verranno conferiti in misura maggiore ai Paesi che hanno necessità di una “spinta” maggiore per effettuare la transizione. Secondo la stima di allocazione del Sole 24 Ore il maggiore beneficiario sarà la Polonia, che si aggiudicherà 2.000 milioni di euro. A seguire troviamo la Germania (877) e la Romania (757). Anche l’Italia sarà una delle principali beneficiarie del fondo: al nostro Paese verranno destinati 364 milioni di euro. I fondi del JTF verranno destinati a specifici progetti di riconversione ambientale. Questi progetti mireranno cioè alla conversione dei siti inquinanti in soggetti a impatto zero senza alterarne le capacità di servizio ed economiche. In pratica sarà possibile utilizzare i fondi per consentire a edifici, mobilità e attività industriali di azzerare l’impatto ambientale. La Green Economy Come abbiamo accennato l’ambizioso progetto dell’UE punta a intervenire su settori precisi per operare una transizione nel modo più efficiente possibile. In questo senso gli investimenti promossi avranno una finalità non esclusivamente ambientale. Il Green Deal, infatti, vuole ribaltare la concezione secondo cui la tutela dell’ambiente avviene sempre a scapito degli interessi economici. In questo senso, il raggiungimento degli obiettivi posti dalla Commissione Europea implica un impegno che mette l’economia al primo posto. In questo senso la transizione include quella green economy di cui da tempo si parla: un esempio virtuoso di applicazione della sostenibilità ambientale all’economia. Il profitto economico infatti deve fare sempre più spesso i conti con l’assunzione da parte delle aziende di una responsabilità verso la società e verso l’ambiente. D’altro canto quando le aziende decidono di investire in sostenibilità vedono spesso un ritorno diretto in termini di immagine e reputazione. Green Deal in Italia I settori trainanti dell’accordo verde sono dunque tre: Mobilità Energia Edilizia Su questi cardini avverranno i maggiori investimenti in quanto da questi settori si attende un mutamento sostanziale del paradigma come oggi lo conosciamo. Per quanto riguarda la mobilità molto si sta già facendo incentivando l’acquisto di autovetture ibride ed elettriche, favorendo gli spostamenti con mezzi alternativi e promuovendo la sharing economy. Per quanto riguarda l’energia – un punto cardine della transizione – si punta a investire sulle energie rinnovabili, pulite ed efficienti. Un occhio di riguardo infatti è stato dato anche all’efficienza, che diventa un parametro fondamentale nel tema delle emissioni. L’alta efficienza energetica è sintomo infatti di minori sprechi ed emissioni. Al tema dell’efficienza si collega quello dell’edilizia: le costruzioni private sono infatti ancora scarsamente efficienti e generalmente datate. Sono proprio gli edifici infatti a generare la maggior parte delle emissioni, sia per la scarsa efficienza dei sistemi di riscaldamento utilizzati, sia per le fonti energetiche utilizzate (principalmente combustibili fossili). Infatti l’efficienza da sola non basta: una vera conversione ecologica prevede l’utilizzo di energie rinnovabili, pulite e sostenibili a zero emissioni. Ad oggi vengono ancora utilizzati i combustibili fossili per molti processi industriali, ma anche per il riscaldamento domestico. Queste fonti energetiche sono inquinanti e poco efficienti e verranno man mano sostituite da fonti pulite come il sole, l’aria, l’acqua e la terra. Ti piacerebbe scoprire come funziona una pompa di calore? leggi il nostro articolo Pompa di calore: cos’è e come funziona Gli effetti attesi Il Green Deal, proprio come il New Deal di Roosevelt, non è una misura esclusivamente ambientale. Si posiziona infatti in un contesto più ampio, di ripartenza economica e di miglioramento sociale. Secondo alcune previsioni fatte da Italian Climate Network, la lotta al cambiamento climatico può portare anche lavoro e ricchezza. Con particolare riferimento all’economia italiana la stabilità del lavoro potrebbe aumentare del 2,5-3% concentrato nei settori trainanti, grazie agli sforzi attuati per arrivare a una completa transizione energetica. Allo stesso modo, verrebbero creati nuovi posti di lavoro per un totale di 100 milioni di ore di lavoro aggiuntive che
La soluzione che vede l’abbinamento tra impianto fotovoltaico e pompa di calore viene sempre più scelta perché permette di eliminare completamente i costi in bolletta dell’edificio e di produrre autonomamente l’energia. Come funziona un impianto fotovoltaico: Il fotovoltaico è una fonte di energia sostenibile che negli ultimi anni è cresciuta notevolmente in Italia: sempre più persone si sono rese conto di quanto questa risorsa può essere sfruttata a vantaggio non solo dell’ambiente ma anche del proprio portafogli. Come tutti sanno, l’impianto fotovoltaico funziona attraverso la luce solare, che viene sfruttata e convertita in energia elettrica. I fotoni della luce solare stimolano gli elettroni liberi presenti in apposite celle in silicio, dando vita a un flusso di corrente continua. Questa viene convertita poi in corrente alternata attraverso appositi inverter.Attraverso questo processo si ha una fonte di energia rinnovabile e inesauribile, che ci viene ceduta dalla luce solare che ogni giorno colpisce la terra. A valle dell’impianto fotovoltaico può essere presente poi un apposito sistema di accumulo di energia che permette a questa di essere incamerata per essere riutilizzata anche in assenza di sole. Come funziona la pompa di calore: Il processo di generazione della pompa di calore è in qualche modo simile a quello del fotovoltaico: entrambi gli impianti infatti sono in grado di generare energia a partire da una risorsa naturalmente fornita dall’ambiente. A differenza dell’impianto fotovoltaico, che utilizza la luce solare per eccitare gli elettroni presenti nelle apposite celle, la pompa di calore trasferisce il calore prelevato dal terreno, dall’aria o dall’acqua all’interno dell’edificio da riscaldare.Allo stesso modo quindi la pompa di calore fa uso esclusivamente di una fonte naturale inesauribile, completamente rinnovabile e sostenibile. Vuoi scoprire il funzionamento di una pompa di calore più da vicino? Leggi il nostro articolo sul funzionamento della pompa di calore Dimensionamento fotovoltaico Nel momento in cui ti approcci ad adottare la soluzione con fotovoltaico e pompa di calore per la tua casa dovrai dedicare un’attenta analisi al dimensionamento di queste soluzioni. Innanzitutto puoi pensare di attivare lo scambio sul posto: lo scambio sul posto è un meccanismo di remunerazione dell’energia elettrica da parte dell’ AeeG (Autorità per l’energia elettrica ed il Gas). Dato che l’impianto fotovoltaico non ti consente di non utilizzare più la rete elettrica nazionale, lo scambio sul posto ti consente di compensare parzialmente i prelievi energetici dalla rete pubblica e le immissioni di energia che il tuo impianto produce.In questo calcolo pertanto, ci sentiamo di consigliarti di abbondare con il dimensionamento del fotovoltaico: il valore dell’energia elettrica prelevata utilizza degli scaglioni progressivi per cui diventa molto conveniente avere un disavanzo sufficiente. Dimensionamento pompa di calore Se vuoi adottare la soluzione con fotovoltaico e pompa di calore, dovrai dimensionare anche quest’ultimo impianto, in modo da mantenere tutto sotto controllo. Per il dimensionamento della pompa di calore vi sono essenzialmente due differenti metodi: Attraverso l’attestato di certificazione energetica: moltiplicando l’indice di prestazione energetica per i metri quadri della tua casa Attraverso la bolletta: moltiplicando il consumo annuale di metano per il fattore di conversione relativo alla pompa di calore che hai scelto. 5 motivi per scegliere fotovoltaico e pompa di calore: Ecco quindi 4 ottimi motivi per scegliere l’abbinata fotovoltaico e pompa di calore: Sostenibilità: con questa soluzione puoi essere certo di abbattere completamente l’impatto ambientale della tua casa. Con fotovoltaico e pompa di calore utilizzerai energia da fonti rinnovabili e 100% rispettose dell’ambiente sia per l’elettricità che per il riscaldamento domestico. Autonomia: avrai una completa autonomia per la gestione della tua energia. Produrrai con l’impianto fotovoltaico l’energia elettrica che ti servirà anche al funzionamento della tua pompa di calore: potrai dire addio a tutte le compagnie fornitrici ed essere completamente indipendente. Risparmio: grazie a questa soluzione non avrai più bollette da pagare. L’investimento che fai verrà recuperato nell’arco di alcuni anni: a partire da quel momento, tutti i soldi che spendevi per l’energia della tua casa ti rimarranno per quello che più ti piace. Salute: la soluzione con pompa di calore riduce l’inquinamento nei pressi della tua casa, azzerando l’inquinamento domestico. Ecobonus al 110%: entrambe le soluzioni rientrano nel nuovo superbonus al 110%, quindi perché perdersi questo vantaggio e non rendere la propria casa sostenibile, indipendente e conveniente? Cosa aspetti a rendere la tua casa completamente indipendente con la soluzione combinata fotovoltaico e pompa di calore? Vuoi sapere di più sull’ecobonus al 110%? Leggi la nostra guida sull’ecobonus al 110%: un’opportunità da cogliere al volo
Un giorno il sindaco di Londra ha avuto un’intuizione per utilizzare il corpo umano in maniera alternativa, e quindi per la produzione di energia. L’idea è stata quella di trasformare l’eccesso di calore prodotto dalla folla della metropolitana in una fonte per riscaldare l’acqua delle abitazioni londinesi. Nei Paesi Bassi invece sono stati infatti inventati degli speciali pavimenti, inseriti poi in una discoteca, che hanno la capacità di incamerare energia dal passaggio dei piedi. La capacità di produrre energia deriva quindi dal fatto che più si balla e più viene creata elettricità. Questi magari sono esempi un po’ estremi ma ci dicono “Si, è possibile produrre energia in modo alternativo e sostenibile”. E’ il caso delle cosiddette energie rinnovabili. Definizione Le energie rinnovabili sono delle fonti di energia che si ricavano dalle risorse energetiche rinnovabili, cioè quelle risorse che sono presenti sul nostro pianeta e che vengono costantemente ricreate. Pensa per esempio alla luce del sole, al vento, alla pioggia, alle maree, alle onde o al calore prodotto dalla terra (geotermico). L’energia rinnovabile fornisce spesso energia in quattro aree importanti: 1. La produzione di elettricità 2. Il riscaldamento e il raffreddamento di aria ed acqua 3. I trasporti 4. I servizi Rappresentano dunque, insieme a quella nucleare, forme di energie alternative ai tradizionali combustibili fossili come petrolio, carbone e metano, considerati invece energie non rinnovabili. Inoltre molte di queste energie rinnovabili hanno la particolarità e il vantaggio di essere energie pulite: a differenza dei combustibili fossili, non creano gas in grado di aumentare l’effetto serra, cioè quei gas responsabili del riscaldamento globale. Dunque la loro inesauribilità e l’assenza di emissioni inquinanti durante il loro utilizzo, rendono le energie rinnovabili un’alternativa sostenibile e preziosa per il nostro futuro e in particolare per quello del nostro pianeta. Energie rinnovabili: quali sono? Ma queste fonti rinnovabili quali sono? Ecco le principali di tipo energetico: – idroelettrica: elettricità creata grazie alle dighe artificiali e alle condotte forzate d’acqua che muovono le turbine – biocarburanti: carburanti creati da materiale vegetale – solare – eolica : energia elettrica creata dalla forza del vento – geotermica: energia creata dalle fonti di calore presenti sotto la superficie della terra – energia da biomasse: prodotta con gli scarti delle materie naturali, dalle bucce di banana agli scarti agricoli – energia marina: l’elettricità creata dal movimento delle maree Una delle tecnologie più importanti è quella idroelettrica: le centrali poste a valle delle dighe o lungo i fiumi trasformano il movimento dell’acqua in elettricità e sono la principale fonte di energia rinnovabile al mondo. In Italia, circa un quinto di tutta l’elettricità prodotta viene dalle centrali idroelettriche. Non tutti sanno che senza il sole non esisterebbe il vento, che è originato dal riscaldamento non uniforme delle masse d’aria, e con esso l’energia eolica. Stesso discorso per l’energia idroelettrica che, sfruttando le cadute d’acqua e il ciclo dell’acqua (che forma la pioggia), senza il sole non esisterebbe. Inoltre le centrali solari sono anche impianti con un ottimo rendimento e piuttosto veloci da costruire rispetto agli altri impianti di energia. Un esempio fu la notizia di Tesla, una nota azienda americana specializzata in veicoli elettrici, e altre società che sono state in grado di costruire in poche settimane piccole centrali solari con capacità di accumulare energia per riportare elettricità a Porto Rico, dopo che era stata gravemente colpita dall’impatto degli uragani Irma e Maria nel 2019. Se l’idroelettrico e l’eolico sono spesso irrealizzabili per i privati, le energie rinnovabili che vengono maggiormente a supporto del grande pubblico sono il fotovoltaico per l’energia elettrica e il geotermico per il calore. Queste due fonti sono spesso utilizzate anche in edifici modesti e lavorano spesso in simbiosi per garantire un utilizzo ecologico e sostenibile delle risorse che il nostro pianeta ci offre. Dove e come investire Sono importanti per l’ambiente e per il futuro: per questo si sta puntando molto ad investire in queste forme di energia. Pensa che secondo le previsioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia assorbiranno circa 322 miliardi di dollari all’anno fino al 2025. Ci sono vari modi per investire in energia pulita prodotta da fonti rinnovabili. Infatti, si può puntare non solo semplicemente su fondi e società che investono nella produzione di energia rinnovabile, ad esempio tramite parchi solari, eolici o geotermici. Esistono anche molti fondi comuni che investono anche in società collegate, come ad esempio i produttori di automobili elettriche, i cui prodotti funzionano con le energie rinnovabili. Oppure altri acquistano aziende di elettronica che fanno componenti per produrre energia green o i produttori di grandi turbine eoliche. Una cosa è certa: il costo delle tecnologie rinnovabili è sceso vertiginosamente negli ultimi anni. Ciò ha anche contribuito a rendere le energie rinnovabili meno dipendenti dal sostegno del governo. I dati del rapporto Bloomberg sull’Energia mostrano che il costo livellato dell’elettricità è diminuito dell’81% per il fotovoltaico dal 2009. Ora, in molti paesi del mondo, l’eolico, il solare o il geotermico sono l’opzione più economica per la produzione di energia. Anche perché le energie rinnovabili si trovano già nei Paesi che le sfruttano e quindi non vengono importate dall’estero (come per esempio il petrolio o il gas, che si trasportano in Italia dal Medio Oriente o dalla Russia). L’azienda può ottenere un risparmio sui costi se produce autonomamente energia tramite l’installazione di impianti appositi (un fotovoltaico o una pompa di calore). Hai ragione. Le pale eoliche, o turbine, sono un po’ brutte da vedere, rovinano il paesaggio e le foto. Però considera che una pala eolica di ultima generazione è in grado di produrre elettricità sufficiente per 300 abitazioni! Per non parlare del sole. L’energia solare totale che la nostra stella invia sulla Terra potrebbe, in una sola ora, soddisfare le richieste di energia del mondo per un anno intero! Peccato solo che non abbiamo ancora