Emergenza clima: nel 2029 le caldaie a gas vietate. Le soluzioni tecnologiche per fare bene e presto

Emergenza clima: nel 2029 le caldaie a gas vietate. Le soluzioni tecnologiche per fare bene e presto

Teon è una realtà italiana che progetta e produce in Italia pompe di calore, tecnologia candidata nei prossimi anni ad una crescita rilevante in grado di ridurre i consumi da riscaldamento degli edifici e il conseguente inquinamento delle aree urbane. Teon dalla sua nascita (2015) ha investito in innovazione, ricerca e sviluppo per superare i limiti tecnologici delle tradizionali pompe di calore, ovvero la possibilità di lavorare in climi con temperature ambiente sotto lo zero ma contemporaneamente produrre acqua calda compatibile con edifici a radiatori o processi industriali. Grazie al lavoro svolto, oggi la soluzione tecnologica Teon consente di produrre acqua a temperature elevate (superiori agli 80 °C) anche con aria esterna a bassa temperatura ed è quindi applicabile al riscaldamento di edifici esistenti dotati di radiatori e a molti processi industriali; ciò permette di staccare la caldaia ed elimina definitivamente l’uso del gas naturale e le relative emissioni nocive. Il settore del riscaldamento e quello dell’industria, oggi in Italia consumano circa 45 miliardi di mc (il 65% de totale consumi di gas) creando una forte dipendenza dall’estero e rilevanti impatti ambientali nelle aree delle principali città italiane. I vantaggi nell’adozione delle pompe di calore ad alta temperatura TEON sono notevoli: significativa riduzione delle bollette di famiglie e imprese tra il 40 e il 70%; azzeramento delle emissioni inquinanti in loco; integrata con fotovoltaico o inserita in CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) consente di perseguire l’autonomia energetica; incremento importante della classe energetica dell’immobile con effetti positivi sul suo valore. Le pompe di calore TEON usano per la maggior parte energia rinnovabile (aria, acqua, terra) e per la restante parte energia elettrica. Se anche l’energia elettrica necessaria ad alimentare le PdC fosse, teoricamente, tutta prodotta in centrali che utilizzano gas naturale, il consumo complessivo di gas naturale verrebbe sostanzialmente a dimezzarsi a livello nazionale rispetto a quanto consumato prima dell’uso di pompe di calore, e questo grazie all’elevata efficienza di questa tecnologia. C’è un altro fattore molto importante da considerare in merito all’adozione di questa tecnologia che ha risvolti economici , ambientali e anche politici. La filiera tecnologica delle PdC ha nel nostro Paese, o più in generale in Europa, le imprese, i materiali e le competenze per produrre tutti i principali componenti oltre a realizzare gli impianti; aspetto importantissimo nell’ottica di indipendenza dai mercati esteri e dell’impiego interno. Per la diffusione delle pompe di calore, quindi, è importante che: 1) il nuovo Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) preveda obiettivi di penetrazione molto più ambiziosi del piano del 2018 (si può raggiungere al 2030 un obiettivo incrementale tre volte superiore a quanto previsto in precedenza); 2) vi sia un quadro di strumenti di sostegno (detrazioni fiscali, Conto Termico, ecc) stabili e certi per un periodo medio – lungo di tempo (almeno fino al 2030 per consentire a imprese di pianificare e famiglie di veder realizzati i progetti) e che a parità di risorse, rispetto al passato, vadano a premiare con un’aliquota percentuale proporzionalmente crescente quegli interventi che maggiormente contribuiscono all’autonomia energetica e al processo di decarbonizzazione secondo linee guida che valorizzano l’innovazione e la loro reale efficacia.

Pompa di calore o caldaia a condensazione: il confronto

Tra i sistemi di riscaldamento più tecnologici esistono caldaie di nuova generazione che sfruttano un principio di funzionamento diverso da quelle tradizionali: sono chiamate caldaie a condensazione.La caldaia a condensazione infatti è diversa da una caldaia tradizionale a metano o a gasolio: si tratta di un impianto più innovativo e più attento all’impatto ambientale. Scopriamo insieme i dettagli nel prossimo confronto tra la pompa di calore e la caldaia a condensazione. Caldaia a condensazione: come funziona Nel campo del riscaldamento è possibile già fare una distinzione tra il sistema di riscaldamento delle caldaie, che siano tradizionali o a condensazione, e il riscaldamento con la pompa di calore. La caldaia è un generatore che produce calore sfruttando l’energia chimica del combustibile in genere gas metano, GPL o gasolio, anche se meno diffuso.L’acqua viene scaldata tramite il calore della combustione: questo avviene in ogni tipologia di caldaia, sia tradizionale che a condensazione. Ma esiste una netta differenza tra una caldaia a condensazione e una caldaia tradizionale.Una caldaia tradizionale disperde gran parte dell’energia termica prodotta attraverso i gas liberati e scaricati nell’ambiente circostante dalla canna fumaria.La caldaia a condensazione invece si basa su una tecnologia che riesce a trattenere maggiore calore perché sfrutta l’energia dei gas bruciati dalla combustione, che vengono convogliati all’interno dell’impianto. Viene chiamata “caldaia a condensazione” per questo motivo: i gas bruciati vengono trasformati in condensa dopo essersi raffreddati e successivamente vengono liberati.La caldaia a condensazione intercetta quindi il calore del gas e lo re-introduce nel circuito di riscaldamento. Per capire meglio il funzionamento si potrebbe fare un paragone con una pentola piena d’acqua che bolle sul fuoco. Se lasciata senza coperchio, i vapori dell’acqua calda escono fuori, come nel caso dei fumi di scarico della caldaia tradizionale. Se invece la pentola viene coperta, i vapori vengono trattenuti e non c’è alcuna dispersione di calore e fumo. Allo stesso modo, con la caldaia a condensazione il vapore acqueo viene trattenuto e condensato. Dalla condensa dei gas si ottiene nuova energia da poter utilizzare per scaldare la temperatura dell’acqua fredda all’interno dell’impianto di riscaldamento. In altre parole, il calore che normalmente andrebbe disperso con i fumi di scarico viene trattenuto e riutilizzato per ottimizzare il riscaldamento. La pompa di calore, invece, non è un generatore di calore ma un sistema in grado di trasferire il calore dall’esterno all’interno. Nei mesi invernali il trasferimento di calore tra ambiente esterno e ambiente interno permette il riscaldamento della casa. In estate invece, la pompa di calore reversibile può agire in modo opposto: genera fresco trasferendo il calore dagli ambienti interni all’ambiente esterno.  Quindi, al contrario della caldaia a condensazione, la pompa di calore riscalda senza combustione. È un particolare importante perché anche se la caldaia a condensazione è stata progettata per ridurre l’impatto dei gas rilasciati dalla combustione, si basa principalmente sullo stesso meccanismo di base di ogni caldaia: bruciare combustibile fossile, come metano o gasolio, per produrre calore. La pompa di calore invece no: è un sistema di riscaldamento che utilizza per l’80% fonti pulite e soprattutto rinnovabili. Ora vediamo insieme altre caratteristiche della caldaia a condensazione a confronto con la pompa di calore. La caldaia a condensazione è davvero così vantaggiosa? Caldaia a condensazione: gli svantaggi Efficienza energetica La tecnologia della condensazione dei gas di scarico nel campo dei sistemi di riscaldamento è stata, senza dubbio, un grande passo in avanti rispetto al consumo e alle prestazioni della caldaia tradizionale. Infatti la caldaia a condensazione presenta un’efficienza energetica maggiore rispetto alle classiche caldaie a combustione proprio per il meccanismo della condensazione. Tuttavia il rendimento massimo della caldaia a condensazione è dato da una condizione ben precisa: la caldaia a condensazione lavora al massimo della sua efficienza con temperature più basse rispetto alla caldaia tradizionale, cioè a circa 35-40 °C . Cosa significa? La caldaia tradizionale lavora a temperature più alte rispetto ad una caldaia a condensazione. Questo implica che i sistemi di diffusione del riscaldamento come i termosifoni, che lavorano ad alta temperatura , non garantiscono la massima efficienza e il comfort desiderato. Per questo motivo con l’installazione di una caldaia a condensazione è necessario anche servirsi di un impianto di diffusione del riscaldamento che lavori a temperature più basse dei classici termosifoni. Per questo motivo il riscaldamento a pavimento o a parete sono i sistemi più efficaci per ottenere il massimo dalla caldaia a condensazione.In altri termini, per ottenere il massimo delle prestazioni da una caldaia a condensazione è necessario effettuare un vero e proprio intervento di ristrutturazione domestico che potrebbe risultare scomodo e invasivo, oltre a comportare ulteriori disagi. Con la pompa di calore tutto ciò non è necessario. Esistono modelli che sono in grado di lavorare alle stesse temperature di una caldaia e quindi non prevedono la sostituzione dei radianti in casa: si tratta della pompa di calore ad alta temperatura.  La pompa di calore ad alta temperatura di Teon è in grado di scaldare l’acqua presente nell’impianto di riscaldamento fino ad una temperatura che raggiunge gli 80° C. Questa tecnologia permette alla pompa di calore di poter lavorare comodamente in combinazione con i termosifoni e i radiatori utilizzati dalla vecchia caldaia: infatti i termosifoni sono in grado di riscaldare gli ambienti solo se l’acqua al loro interno raggiunge una determinata temperatura, cioè appunto quella di 80° C.  Grazie alla tecnologia dell’alta temperatura, puoi sostituire la tua caldaia con l’installazione della pompa di calore ad alta temperatura di Teon e puoi collegare direttamente all’impianto di riscaldamento già presente in casa, senza ulteriori interventi invasivi e costosi. Sostenibilità La caldaia a condensazione usa la condensazione dei vapori rilasciati dalla combustione del gas, consumandone meno, e recupera parte del calore latente dei fumi prima che vengano espulsi dalla canna fumaria. In altre parole il calore viene prodotto dalla combustione delle fonti fossili – come gas o gasolio – e mantenuto costante dal riutilizzo dei vapori dei gas bruciati. Nonostante questa tecnologia garantisca un’elevata efficienza, la caldaia a condensazione utilizza in ogni caso combustibile di materiale fossile per poter generare calore. I fumi scaricati

Pompa di calore o caldaia a gas: il confronto

La caldaia a metano rappresenta la soluzione più utilizzata per il riscaldamento di casa e la produzione di acqua calda sanitaria. Ma la caldaia a metano da molti anni non è più il sistema più conveniente ed efficace per la casa. In questo articolo vengono messi a confronto due sistemi di riscaldamento domestici molto diversi tra loro: la pompa di calore e la caldaia tradizionale. Pompa di calore o caldaia tradizionale: differenze di funzionamento Iniziamo analizzando le differenze di funzionamento tra la pompa di calore e la caldaia tradizionale. La caldaia tradizionale è anche detta a combustione, perché genera calore attraverso un processo di combustione. La caldaia a combustione infatti sfrutta generalmente il metano della rete comunale oppure il gasolio di un serbatoio per generare l’energia necessaria per il riscaldamento. Il gas viene dunque bruciato per poter riscaldare l’acqua che circola nelle tubature di casa, fino ad arrivare direttamente ai termosifoni. In questo modo i termosifoni, una volta accesi e riscaldati, sono in grado di offrire calore. Mentre la casa è calda, il combustibile bruciato libera i suoi fumi nell’ambiente circostante alla casa attraverso una canna fumaria.  La pompa di calore si basa su una tecnologia nuova che non inquina. Infatti le fonti principali di energia sono l’aria, l’acqua o il terreno: la pompa di calore preleva il calore da queste fonti naturali e lo trasferisce all’interno della casa.  La differenza dunque è che non avviene nessuna combustione, quindi non c’è nessuna fonte che viene bruciata. La pompa di calore utilizza solo l’elettricità necessaria per poter funzionare.  Ma come fa allora a riscaldare? Ci sono diversi modelli di pompa di calore, se vuoi approfondire l’argomento leggi l’articolo Pompa di calore: cos’è e come funziona Prendiamo ad esempio una pompa di calore acqua-acqua. La pompa preleva il calore dall’acqua di falda esterna e la riscalda grazie alla forte compressione di un particolare gas naturale presente all’interno del circuito di funzionamento. Quindi la stessa acqua prelevata dall’ambiente esterno viene prima riscaldata e successivamente trasferita all’interno degli ambienti da riscaldare. Riscaldamento con pompa di calore o caldaia tradizionale: il confronto con infografica Naturalmente, la differenza tra la caldaia e la pompa di calore non è solo nel funzionamento. La pompa di calore e la caldaia tradizionale sono diverse sotto altri importanti aspetti: Convenienza ed efficienza La caldaia a gas potrebbe sembrare la soluzione più economica e conveniente per il riscaldamento. Il fatto che abbia un minor costo d’acquisto rispetto ad una pompa di calore non significa però che sia una soluzione più conveniente. Come abbiamo visto, la caldaia a gas riscalda grazie all’utilizzo di un combustibile fossile come il metano, il gasolio o il GPL. Rispetto alla pompa di calore, una caldaia a metano costringe chi la usa a essere dipendente da un combustibile fossile con l’incertezza della sua disponibilità e la continua fluttuazione dei costi sempre al rialzo. Il riscaldamento con pompa di calore, al contrario, sfrutta una fonte naturale rinnovabile e sempre disponibile in natura. Non c’è rischio di rimanere senza combustibile in casa e quindi senza riscaldamento, come nel caso delle caldaie a gasolio o in quelle a legna. L’energia termica necessaria per il riscaldamento è sempre disponibile in ogni condizione e soprattutto senza bisogno di combustione. Vuoi sapere di più sulle fonti rinnovabili? Leggi l’articolo Energie rinnovabili – Le più importanti Il vantaggio ambientale si riflette anche sull’aspetto della convenienza. La caldaia a metano, infatti, utilizza la combustione per produrre energia che però in parte viene dispersa attraverso i fumi di scarico. Infatti le caldaie a combustione, specialmente i modelli più vecchi, sono efficienti soltanto al 50-75%, il che significa che il 25-50% dell’energia utilizzata viene sprecata. Con la pompa di calore invece non c’è nessuna dispersione di calore, dunque è più performante rispetto a qualsiasi altra tipologia di caldaia. Costi di esercizio Come abbiamo avuto modo di descrivere precedentemente, la differenza principale tra la pompa di calore e la caldaia è proprio il funzionamento e soprattutto la materia prima che viene utilizzata per il funzionamento dei differenti sistemi. La spesa media annuale legata al gas per uso domestico è sensibilmente superiore rispetto a quella dell’elettricità. La pompa di calore utilizza l’elettricità per funzionare, ma corrisponde soltanto al 20% del suo fabbisogno energetico: il restante 80% è ricavato dalle fonti naturali. L’efficienza che contraddistingue la pompa di calore le permette di ridurre al minimo i consumi elettrici. L’utilizzo di elettricità rispetto al metano presenta anche il vantaggio  di avere un sistema che non richiede una costante manutenzione. A differenza del riscaldamento elettrico, le caldaie a gas devono essere sottoposte a periodiche verifiche e manutenzioni per evitare i rischi relativi all’utilizzo del combustibile, come ad esempio pericolose fughe di monossido di carbonio. Il risparmio di gestione annuo di una pompa di calore è dunque pari al 50% circa rispetto a una caldaia a metano; nel caso di caldaie a gasolio e a GPL il risparmio può raggiungere anche il 70%. Sostenibilità Uno dei principali svantaggi della caldaia a metano, a gasolio o a GPL è sicuramente dato dall’impatto che ha sull’ambiente. L’inquinamento atmosferico infatti è fortemente influenzato dal riscaldamento: secondo i dati ISPRA, in Italia il riscaldamento degli edifici residenziali, commerciali e pubblici pesa sulle emissioni di anidride carbonica per oltre il 17,7%.  La pompa di calore per il riscaldamento potrebbe essere una soluzione ideale per ridurre a zero le emissioni di CO2 derivate dalla combustione fossile: utilizza energia pulita proveniente dalla natura nel suo totale rispetto, dato che non rilascia fumi di scarico o emissioni inquinanti nell’ambiente. Di seguito l’infografica che sintetizza il confronto tra pompa di calore e caldaia: Pompa di calore o caldaia tradizionale: confronto finale La pompa di calore potrebbe rappresentare un’ottima soluzione per il riscaldamento degli ambienti residenziali e industriali. L’alta efficienza, l’affidabilità e la sostenibilità della pompa di calore rendono questo sistema più vantaggioso rispetto alla caldaia tradizionale. Le caldaia a metano, a gasolio o a GPL sono sistemi di riscaldamento che si devono considerare superati e che rappresentano una delle principali cause di inquinamento del

smart building con luci

Smart Building: 3 esempi nel mondo

Gli Smart Building sono edifici di nuova generazione in grado di garantire efficienza energetica, bassi impatti ambientali e il controllo automatizzato di strutture e impianti. Vediamo insieme in questo articolo cosa sono, i loro vantaggi, gli esempi più importanti nel mondo e la situazione degli edifici intelligenti in Italia. Smart Building: che cosa sono e come nascono? Un edificio può essere intelligente? È proprio questo il caso dello Smart Building. Un edificio intelligente è in grado di gestire l’energia in modo ottimale ed efficiente e soprattutto fornire a chi vi abita il miglior comfort possibile. Lo Smart Building rende i residenti più consapevoli dei loro consumi e del modo migliore per ridurli. Questo avviene non solo grazie alla presenza di sistemi energetici efficienti e sostenibili per l’ambiente ma anche grazie a sistemi informatici e sensori presenti nell’edificio che permettono di gestire in tempo reale i consumi e in particolare quanta energia deve essere utilizzata in base a determinate condizioni. Sembra fantascienza ma è realtà! Ma come nasce lo Smart Building? Pensate che le prime tecnologie legate all’efficienza energetica e al comfort degli edifici risalgono addirittura al XVII secolo con Cornelis Drebbel, un ingegnere e inventore olandese. Drebbel, con l’invenzione del termostato a mercurio, fu infatti uno dei primi promotori dello sviluppo dei sistemi di controllo, ovvero tecnologie in grado di regolare e gestire il comportamento di altri dispositivi nell’edificio. Negli anni 80 viene coniato per la prima volta il termine di “edificio intelligente” negli Stati Uniti grazie ai nuovi sistemi di controllo basati sull’informatica. In sostanza lo Smart Building può essere definito come un insieme di tecnologie che consentono a diversi sensori e funzioni all’interno di un edificio di comunicare e interagire tra loro e anche di essere gestiti, controllati e automatizzati in remoto. Nello smart building queste tecnologie aiutano a collegare una varietà di sottosistemi che originariamente operavano in modo indipendente, come sistemi di riscaldamento, di ventilazione e condizionamento e di illuminazione.  Ma in sostanza quali vantaggi ha lo Smart Building rispetto ai tradizionali metodi di progettazione edilizia? I principali vantaggi degli smart building Efficienza energetica e sostenibilità ambientale L’intelligenza di un edificio è basata principalmente sul concetto di efficienza energetica. La priorità a cui questi edifici rispondono è legata tuttavia non solo all’uso intelligente dell’energia ma anche alla possibilità di ridurre notevolmente l’impatto energetico degli immobili. Non dimentichiamo che edifici energivori hanno anche grandi generatori di emissioni. Per questo motivo, è diventato necessario trovare alternative più sostenibili soprattutto nel comparto edilizio. Questo si traduce non solo in una riduzione dei consumi abitativi ma anche nell’utilizzo di materiali e soluzioni che puntano all’efficienza energetica e nella gestione e sfruttamento di energia da fonti energetiche rinnovabili.  Questo è il caso ad esempio dell’utilizzo di sistemi di riscaldamento e raffreddamento a pompa di calore che, senza ricorrere alla combustione, sfruttano l’energia termica di fonti naturali come aria, acqua di falda o terreno per climatizzare in modo efficiente e sostenibile gli ambienti. Vantaggi economici Un edificio intelligente permette di risparmiare sui costi energetici grazie ad un uso accorto delle utenze che vengono gestite direttamente dai sistemi di controllo presenti nell’edificio. Ma gli Smart Building stimolano anche l’economia in generale, in particolare il settore delle costruzioni che genera circa il 9% del PIL Europeo. Le Pmi, ad esempio, beneficiano di un mercato delle ristrutturazioni in crescita con l’avvento degli edifici intelligenti: per questo la rigenerazione degli edifici potrebbe aumentare le potenzialità di business in modo considerevole. Si tratta di un’opportunità da cogliere soprattutto in Italia, dove ci sono oltre 14 milioni di edifici ormai pluridecennali, in attesa di una nuova vita. 3 esempi di Smart Building nel mondo Glumac La struttura che ospita la sede orientale della Glumac, un’azienda specializzata nella progettazione di edifici sostenibili, è stata la prima a vantare la certificazione verde più prestigiosa in Asia Orientale ed è la prima in Asia a conseguire la certificazione Net-Zero Energy, Water and Carbon.La caratteristica distintiva che rende Glumac un’eccellenza nel campo dello Smart Building è la qualità dell’aria. Infatti l’edificio è dotato di un sistema di monitoraggio dell’aria interna che trasmette i dati relativi ai livelli di ossigeno, di particolato e di umidità, direttamente ai cellulari dei dipendenti tramite un app. Inoltre grazie a numerosi sistemi di purificazione dell’aria e ad una parete che filtra l’inquinamento proveniente dall’ambiente esterno, la Glumac vanta la migliore qualità dell’aria di tutta Shanghai. The edge The Edge si trova ad Amsterdam ed è considerato uno dei migliori esempi di Smart Building al mondo. L’edificio, che ospita la sede olandese della Deloitte, è una splendida prova di edificio intelligente sia in termini di impatto ambientale sia per livello di connessione degli impianti. In questo edificio sono presenti oltre 30.000 sensori in grado di misurare l’occupazione delle sale e i loro livelli di illuminazione, umidità e temperatura. Una caratteristica distintiva del The Edge è la presenza di pannelli LED super efficienti perché richiedono un flusso di alimentazione così piccolo da essere alimentati dagli stessi cavi utilizzati per la connessione ad Internet. The Edge è caratterizzato inoltre da 6000 m2 di pannelli solari, situati sulle facciate e sul tetto dell’edificio, che contribuiscono a soddisfare il rifornimento elettrico della struttura. Il riscaldamento e il raffrescamento della struttura sono deputati a una pompa di calore geotermica, che mantengono le temperature interne quando la ventilazione passiva non è sufficiente. The Crystal Situato a Londra nella zona dei Royal Docks, The Crystal è considerato uno degli edifici più sostenibili al mondo. The Crystal è uno Smart Building elettrico al 100% e i pannelli solari installati sul tetto generano circa il 20% del suo fabbisogno energetico. I consumi di energia e le emissioni sono completamente monitorati da un sistema di gestione energetica che controlla tutti i sistemi elettrici e meccanici, come i sistemi di illuminazione e di climatizzazione. In termini di impatto ambientale, è un gioiello edilizio di eco-sostenibilità: si stima che le sue emissioni di CO2, rispetto ad edifici delle stesse dimensioni, siano inferiori di circa il 70%. The Crystal è dotato

copertina cop26

COP26: cos’è e gli obiettivi

La COP26 è stata la 26° edizione della Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, acronimo di United Nations Framework Convention on Climate Change, cioè la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Questa Convenzione, nota anche come Accordi di Rio e informalmente conosciuta come Summit della Terra, nacque a Rio de Janeiro nel 1992 con l’obiettivo e l’impegno da parte di 197 paesi firmatari di ridurre le emissioni dei gas serra. Inizialmente la COP26 era prevista dal 9 al 20 novembre 2020 ma, a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, è stata rinviata dal 31 ottobre al 12 novembre 2021. In particolare i paesi ospitanti dell’evento, Italia e Regno Unito, sono stati colpiti pesantemente dalla pandemia per cui il SEC Centre di Glasgow, la sede della conferenza, era stato convertito in un ospedale COVID-19 nell’aprile del 2020. Perché proprio Glasgow come sede di questo importante evento? Non è stata una scelta casuale poiché Glasgow e la Scozia meridionale sono la zona a minore emissione di carbonio del Regno Unito, uno dei paesi ospitanti che ha presieduto l’evento in partnership con l’Italia. Infatti il 71% dell’elettricità di questa zona è fornita dall’energia nucleare, il 16 % dall’energia eolica e il 2% dall’energia solare. Alla conferenza hanno partecipato circa 25.000 delegati in rappresentanza dei 197 paesi che costituiscono l’UNFCCC, questa grande convenzione mondiale stipulata per ridurre le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera con l’obiettivo di “prevenire interferenze antropogeniche pericolose con il sistema climatico terrestre”. Ma quali sono stati gli obiettivi fissati in occasione della COP26? I 4 obiettivi fondamentali della COP26 Decarbonizzazione e zero emissioni Il primo obiettivo è incentrato sulla mitigazione, ovvero perseguire principalmente le indicazioni previste dall’Accordo di Parigi, una stipulazione firmata nel 2015 dai paesi membri dell’UNFCC riguardo alla riduzione dell’emissione dei gas serra a partire dal 2020. Infatti, secondo questo primo obiettivo, è necessario dimezzare le emissioni entro il 2030 e azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2050. Vuoi scoprire di più sul cambiamento climatico? Leggi l’articolo Cambiamento climatico: cause, conseguenze e 5 modi per contrastarlo Seguendo queste direttive, la COP26 punta a limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C. Per questo motivo i Paesi che hanno sottoscritto il precedente Accordo di Parigi dovranno impegnarsi ad accelerare il processo di transizione dal carbone a forme di energia pulite e rinnovabili. Inoltre questa mitigazione ha l’obiettivo di proteggere e ripristinare la natura a beneficio del clima e delle persone, promuovendo ad esempio l’utilizzo di veicoli elettrici a zero emissioni e l’impiego di sistemi di generazione di energia che sono in grado di azzerare le emissioni di gas nocivi nelle abitazioni, come ad esempio i pannelli fotovoltaici e le pompe di calore per il riscaldamento degli edifici residenziali ed aziendali.  Adattamento In seguito al primo obiettivo, la COP26 mette in luce il fatto che il clima sta cambiando e continuerà a farlo provocando effetti devastanti. Tutto ciò purtroppo accadrà anche riducendo le emissioni e perciò, con il secondo obiettivo, la COP26 punta di lavorare in stretta collaborazione per far sì che i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici riescano ad adattarsi a questo continuo mutamento. Il secondo importante obiettivo della conferenza si basa principalmente sulla protezione e il ripristino degli ecosistemi naturali e sulla costruzione di difese, infrastrutture ed agricolture più resilienti agli inevitabili cambiamenti climatici. Lo scopo di questo obiettivo è fondamentalmente contrastare la perdita delle abitazioni, dei mezzi di sussistenza e persino delle vite umane che costantemente sono messe in pericolo dalla crisi climatica. Finanza La COP26 precisa che per raggiungere questi primi due obiettivi, i Paesi più sviluppati e industrializzati devono impegnarsi e mantenere la loro promessa di stanziare almeno 100 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima ogni anno. Il terzo obiettivo mette al centro il sistema e le istituzioni finanziarie internazionali, che devono fare la loro parte per contrastare la crisi climatica che stiamo vivendo. Lo scopo, secondo questo obiettivo, è fare in modo che ogni decisione finanziaria nel mondo contenga anche una motivazione ambientale. A questo proposito è necessario citare l’iniziativa GFan (che sta per Glasgow Financial Alliance for Net-Zero), un’alleanza che raccoglie 400 soggetti tra banche, assicuratori, fondi e fornitori di servizi in una rete che serva a rafforzare l’intervento climatico nel settore. Il GFan si impegna così a creare un collegamento tra gli investitori privati e il settore pubblico per quanto riguarda i finanziamenti necessari alla transizione ecologica e a tutti quegli interventi necessari per contrastare il riscaldamento globale. Collaborazione Il motto “l’unione fa la forza” può riassumere al meglio il quarto ed ultimo obiettivo della COP26. L’impegno dei Paesi partecipanti alla conferenza deve essere unito esclusivamente alla collaborazione di essi per poter affrontare al meglio tutte le sfide della crisi climatica. Per questo motivo la COP26 si pone come obiettivo quello di finalizzare in modo dettagliato il “Libro delle Regole” di Parigi, ovvero tutte le regole necessarie per rendere operativo al 100% il precedente Accordo di Parigi. L’obiettivo della collaborazione è volto principalmente a rafforzare ed accelerare tutte le attività sviluppate da governi, imprese e singoli cittadini per affrontare la crisi climatica. Ormai la COP26 è terminata da quasi un mese a questa parte. Quali sono le conclusioni a cui si è giunti attraverso questo importante evento? Il dopo COP26 – Il patto per il clima di Glasgow Al termine di questo appuntamento, la novità più rilevante è sicuramente che i paesi intervenuti si siano impegnati a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 °C dai livelli pre-industriali. Infatti, con la COP26 di Glasgow, 1,5°C diventa l’obiettivo principale, a differenza del precedente Accordo di Parigi che poneva come obiettivo principale i 2°C e 1,5°C solo come obiettivo ottimale. Il Patto per il clima di Glasgow, ovvero il documento finale redatto dopo l’evento, fissa anche un altro importante traguardo: l’obiettivo minimo di decarbonizzazione per tutti gli stati firmatari. Questo si traduce concretamente in un impegno nel ridurre del 45% le emissioni di CO2 al 2030 e soprattutto azzerare le emissioni intorno al 2050. Il documento inoltre invita i paesi firmatari

pompa di calore ad alta temperatura

La pompa di calore ad alta temperatura Teon

La pompa di calore ad alta temperatura Teon è diversa dalle altre pompe per una serie di caratteristiche, tecnologie e prestazioni che possono migliorare anche sensibilmente le prestazioni del vostro sistema di riscaldamento domestico. Nell’articolo riveliamo nel dettaglio tutte le specifiche di della pompa di calore Teon. Pompa di calore, quale scegliere? Da qualche mese ormai sempre più persone stanno scegliendo soluzioni maggiormente ecologiche e prestanti sia per migliorare il comfort abitativo della propria casa, sia per abbattere le emissioni. Ma non finisce quì: scegliendo un metodo di riscaldamento più efficiente, infatti, è possibile anche andare a risparmiare. L’investimento iniziale viene di solito assorbito nel giro di pochi anni, passati i quali si inizia a risparmiare sensibilmente sulla bolletta energetica. Molti però sono disorientati dalla scelta che il mercato offre e non riescono a scegliere la soluzione ideale per la propria abitazione. La pompa di calore sfrutta una tecnologia che si sta facendo conoscere da non molto tempo e per la maggior parte delle famiglie può essere difficile scegliere sulla base delle proprie reali esigenze. Vuoi scoprire come funziona una pompa di calore? Leggi l’articolo Pompa di calore: cos’è e come funziona Una pompa di calore unica La soluzione Teon è diversa da quelle proposte dal mercato perché si tratta di una pompa di calore ad alta temperatura. Ciò significa che, mentre le sue colleghe sono in grado di raggiungere mediamente i 45-50°, Tina può elevare la temperatura fino agli 80° se necessario. Può sembrare poco rilevante, ma in realtà la differenza si sente. Se infatti le normali pompe di calore richiedono spesso l’installazione del riscaldamento a pavimento, la pompa di calore Teon si adatta alla perfezione ai tradizionali termosifoni. Questo è uno dei benefici principali di una pompa di calore ad alta temperatura: per molti infatti non è semplice dover ristrutturare completamente la propria casa per adottare una soluzione energetica prestante. La pompa di calore Teon invece può essere installata senza modificare i propri terminali domestici, siano essi i tradizionali termosifoni in ghisa, fan coil oppure riscaldamento a pavimento. Una bella comodità! Teon rispetta l’ambiente Molte pompe di calore, anche oggi, utilizzano i gas fluorurati (F-Gas) nel loro processo di riscaldamento o raffrescamento della risorsa. Questi gas sono molto dannosi per l’ambiente e il loro impatto, sebbene non sia paragonabile a quello della caldaia tradizionale, è molto simile a quello degli altri gas serra più conosciuti. La pompa di calore Teon fa utilizzo esclusivamente di gas di origine naturale. Sostituendo la caldaia tradizionale con una pompa di calore ad alta temperatura infatti l’ambiente sarà doppiamente grato: sia per aver eliminato i combustibili fossili che generano polveri sottili e gas serra, sia per aver utilizzato esclusivamente gas naturali ed ecologici. Portiamo ad esempio la città di Milano, in cui è ancora largamente utilizzata la tradizionale caldaia a gasolio, per capire meglio quanto la pompa di calore Teon potrebbe aiutare l’ambiente: “Durante la stagione invernale (15 ottobre-15 aprile) queste caldaie riversano nell’aria della città ca. 12,7 tonnellate di PM10, 250 tonnellate di SO2, 150 tonnellate di NOx e più di 188 mila tonnellate di CO2.Sostituire, ad esempio, la metà di questi impianti con una pompa di calore del tipo Teon (una penetrazione dell’1,5% rispetto alle centrali termiche complessive del Comune) implicherebbe il dimezzamento di tutte emissioni sopra indicate. Considerando la sola anidride carbonica, l’intervento avrebbe l’effetto di togliere dalla circolazione 134.000 auto in città (su di un parco registrato di ca. 700.000 automobili): una coda più lunga della distanza Milano-Roma.“ Legambiente – Premio innovazione amica dell’ambiente 2017 Scopri cosa scrive Legambiente sulla pompa di calore Teon sul rapporto del premio Innovazione Amica dell’ambiente Teon da valore alla tua casa Una casa efficiente è una casa di valore. Proprio per questo installare una pompa di calore ad alta temperatura aumenta il valore dell’immobile. Ai benefici di comfort, per l’ambiente e di risparmio, si aggiunge un importante vantaggio finanziario. La classificazione APE influisce direttamente infatti sul valore dell’edificio: una casa con una classe energetica migliore vale semplicemente di più. Installare una pompa di calore ad alta temperatura Teon può consentire un aumento di due o tre classi energetiche, in base al metodo di riscaldamento attualmente utilizzato. In termini di valore immobiliare, il miglioramento dell’efficienza energetica può aumentare fino al 20% il valore della casa. Una soluzione efficiente dal punto di vista energetico quindi permette sia di risparmiare sulla bolletta, sia di aumentare il valore della casa. Proprio per questo negli ultimi mesi la Commissione Europea sta promuovendo una transizione energetica che farà del bene non solo all’ambiente, ma anche alle famiglie. La pompa di calore ad alta temperatura Teon è la soluzione che risponde in maniera efficiente a tutte le ultime direttive europee. Una soluzione pluripremiata Per tutte le motivazioni che ti abbiamo raccontato in questo articolo Teon è stata più volte insignita di diversi premi, che in qualche modo, raccontano la storia della pompa di calore ad alta temperatura più iconica di sempre: Premio nazionale Innovazione Amica dell’ambiente Legambiente 2017. Il premio viene conferito da Legambiente alle innovazioni d’impresa in campo ambientale. Smart Future Mind Award. Nell’appuntamento Smart ha conferito dei riconoscimenti alle realtà che operano per migliorare la qualità e la vivibilità delle città italiane. Symbola, fondazione per le eccellenze italiane. La fondazione, che da anni racconta le realtà italiane che si distinguono per bellezza, sostenibilità e innovazione, ha inserito la pompa di calore Teon nel rapporto “100 italian stories for future building” Questi riconoscimenti raccontano, meglio di molte parole, l’impegno di Teon ha profuso nel tempo per la progettazione e il miglioramento costante di Tina, la pompa di calore ad alta temperatura. Una storia che unisce efficienza, innovazione e sostenibilità ambientale per fornire soluzioni in grado di migliorare il comfort abitativo degli italiani. Una curiosità su Teon Molti clienti ci hanno chiesto cosa significa Tina e perché abbiamo scelto questo nome per la nostra pompa di calore ad alta temperatura. Ebbene è arrivato il momento di rivelare questa curiosità: Tina è l’anagramma di There Is No Alternative. Perché pensiamo

stufa a pellet

Biomasse: energie davvero rinnovabili?

Le biomasse sono scarti agricoli prevalentemente legnosi utilizzati per il riscaldamento domestico. Spesso vengono utilizzate sotto forma di pellet per essere bruciate e produrre energia termica. Tuttavia l’annosa questione che riguarda le biomasse si concentra sui concetti di sostenibilità e rinnovabilità della fonte energetica. Molti infatti sostengono che questa fonte possa rappresentare una valida alternativa ai sistemi di riscaldamento fossili, maggiormente inquinanti. Altri invece sottolineano gli aspetti che rendono questa fonte poco sostenibile. Biomasse: quanto sono rinnovabili? Vengono definite rinnovabili quelle fonti energetiche che sono per loro natura inesauribili, oppure che hanno un’elevata capacità rigenerativa. L’utilizzo di queste fonti infatti non pregiudica la risorsa in sé, che ha la capacità di rinnovarsi o che ha a disposizione un bacino inesauribile. Da questo il concetto di sostenibilità associato alle energie rinnovabili: l’inesauribilità della fonte energetica ne assicura la sostenibilità. Sotto questo punto di vista le biomasse possono essere considerate delle energie rinnovabili, nei casi in cui si provveda alla riforestazione nella stessa misura in cui la risorsa viene prelevata. Molto spesso infatti si mettono in atto processi artificiali per piantare nuovi alberi man mano che quelli più vecchi vengono tagliati e lavorati. Dove viene rispettato un giusto bilanciamento tra risorse prelevate e processi di riforestazione, questa energia può considerarsi rinnovabile. La sostenibilità delle biomasse Trovandoci a parlare di una fonte energetica considerata rinnovabile, dovremmo dare per assodata la sua sostenibilità. Tuttavia questo aspetto è messo in dubbio da molti esperti quando si parla di biomasse. Dal punto di vista ambientale infatti, questa risorsa è molto meno inquinante rispetto ai combustibili fossili in quanto è naturale. La quantità di CO2 prodotta dalla combustione delle biomasse è fondamentalmente uguale a quella prelevata dalle piante stesse durante il loro ciclo di vita. Ciò farebbe pensare che le biomasse possano essere considerate delle energie sostenibili. Molti però non sono d’accordo: questa visione infatti ignora alcuni aspetti fondamentali. Ad esempio non tiene in considerazione fattori come la lavorazione industriale del legno e il trasporto, altamente inquinanti e poco sostenibili. Inoltre se, come accennato, molti processi di revitalizzazione della risorsa sono artificiali, si dovrebbe aggiungere al bilancio l’utilizzo estensivo di fertilizzanti chimici e fitofarmaci, oltre ovviamente alle macchine agricole utilizzate per i processi agricoli. Questo lascia pensare che, sebbene la fonte possa essere considerata rinnovabile, è scarsamente sostenibile, in quanto il bilancio tra la risorsa e l’inquinamento da questa prodotto pende in negativo. Biomasse e salute Da molte parti si valutano le biomasse come una valida alternativa al combustibile fossile. Eppure diversi studi hanno dimostrato il rischio per la salute legato all’utilizzo di questa risorsa. La combustione di tutti tipi infatti produce micropolveri dannose per l’apparato respiratorio. Le stufe a pellet infatti, sebbene siano economiche e generino una quantità minima di emissioni, producono moltissime polveri sottili. Si legge in un interessante Articolo del Sole 24 Ore quale mole di polveri sottili possano produrre le biomasse: Una sola stufa a pellet di qualità mediocre, con cattiva manutenzione, alimentata con combustibili non selezionati emette polveri fini come un centinaio di caldaie a metano ad alta efficienza. Sole 24 ore – Le dieci cose da sapere sull’inquinamento dell’aria Le polveri sottili prodotte dalla combustione del pellet sono particelle che riescono a oltrepassare le barriere respiratorie, danneggiando i polmoni. Secondo alcuni studi le polveri sottili sarebbero responsabili di oltre 60.000 morti premature in Italia.  Trovandosi spesso all’interno delle mura domestiche, le biomasse contribuiscono anche al fenomeno dell’inquinamento indoor. L’insalubrità degli edifici espone quindi le persone che li abitano a rischi ancora maggiori per la salute. Vuoi sapere di più sulle polveri sottili? Leggi l’articolo Polveri sottili: cosa sono e cosa le produce Decarbonizzazione e biomasse: le conclusioni dell’Enea Anche l’Enea si è pronunciata sulle biomasse, prevedendo misure di sostegno atte a individuare le circostanze meno dannose per la salute. L’ente ha quindi predisposto delle direttive che non incentivano l’utilizzo delle stufe a pellet, ma neanche che lo condannano. Di seguito le disposizioni fornite dall’ENEA: Politiche di sostegno condizionate all’uso delle tecnologie migliori e più efficienti possibile Standard emissivi sempre più rigorosi Richiesta di incentivi diretti volti a ricercare e innovare i sistemi di abbattimento del particolato più performanti Eventuali tasse ambientali basate su due aspetti: il danno alla salute e l’impatto sul clima Queste valutazioni da parte dell’Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente, fanno riflettere, specie se contestualizzate nell’attuale panorama europeo. Le direttive europee sulla decarbonizzazione totale sono sempre più considerate e un approccio “carbon neutral” sempre più ricercato da tutti Paesi.Tali direttive entrano parzialmente in contrasto con la valutazione delle biomasse come alternativa valida per una transizione energetica verso il rinnovabile. In tale contesto infatti, andrebbe considerato non solo l’ambiente, ma anche gli effetti che l’inquinamento e il particolato possono avere sulla salute dell’uomo. Vuoi sapere di più sulla transizione energetica? Leggi il nostro articolo Green Deal: l’economia verde europea

green economy

Green Economy: crescere con l’ambiente

Si parla sempre più spesso di green economy: una sfida che unisce le persone al profitto economico e che si basa sulla sostenibilità per generare valore per le imprese e i consumatori. In un mondo sempre più attento alle tematiche ambientali a volte ci si dimentica che è anche l’economia a permettere alle persone di realizzarsi. Dall’altro canto, immersi come siamo nelle dinamiche veloci e repentine che caratterizzano il nostro lavoro e le nostre giornate in generale, spesso non riusciamo a seguire la nostra coscienza ecologica.  La Green Economy nasce a questo proposito: unisce cioè i valori della sostenibilità a un sistema che non rinnega i precetti economici. In altre parole si vuole dimostrare che è possibile fare economia e generare valore e profitti anche con un’occhio all’ambiente e alla società. L’economia del benessere Il concetto di benessere è strettamente collegato a quello ambientale. La cura per l’ambiente infatti implica il rispetto non solamente della terra, ma anche di tutti i suoi abitanti. Abbiamo ormai compreso come un’economia degenerativa, basata sullo sfruttamento incondizionato delle risorse, può essere dannosa anche per l’uomo. La degradazione degli ecosistemi, i cambiamenti climatici e gli eventi disastrosi connessi a uno stile di vita improntato su un’economia poco responsabile si ripercuotono sull’uomo e diventano un costo insostenibile per l’umanità.  Questo è il punto di connessione che si genera tra l’economia e l’ecologia: scelte sostenibili possono portare un profitto sostenibile. Nell’altro senso invece, le scelte spregiudicate di alcuni gravano sulle spalle di tutti. La Green Economy si inserisce in un periodo storico particolare, in cui questi sentimenti cominciano a essere reali, e prende la forma di una sfida a cui tutti possono partecipare. Green Economy: i pilastri Un approccio verde all’economia vede dei presupposti che sono legati a tematiche ben precise. L’energia gioca un ruolo fondamentale in questo campo, in quanto siamo in un periodo di forte cambiamento: la transizione verso le energie rinnovabili e sostenibili avanza in maniera costante e decisa. La mobilità, allo stesso modo, produce inquinamento e polveri sottili: proprio per questi sono molti i progetti che l’Unione Europea e l’Italia stanno avanzando per rendere gli spostamenti meno dannosi per l’ambiente. Ma anche l’edilizia, sia nei termini energetici di cui abbiamo parlato, ma anche in termini di inquinamento entra a pieno diritto nel tema della green economy. D’altronde la maggior parte del particolato oggi prodotto nelle grandi aree urbane proviene dagli edifici. Allo stesso modo l’industria, sia per la produzione che per i trasporti si dovrà confrontare in misura sempre maggiore con una economia più sostenibile. Ebbene tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato sono in grado di generare un profitto da un lato e di garantire un prodotto o un servizio dall’altro. La Green Economy si pone quindi proprio in questo contesto in cui ci sono servizi ricercati, ma ci sono anche diverse modalità per lavorare al meglio. Infatti i pilastri della green economy affondano le proprie radici nei processi lavorativi delle aziende ma anche nelle abitudini di consumo della società. I punti cardine della green economy guardano quindi alle abitudini quotidiane ma anche ai processi più strutturati e si possono sintetizzare in 4 punti. Risparmio energetico. Risparmiare energia significa ridurre il proprio impatto sull’ambiente senza sacrificare i benefici che derivano dall’energia stessa. Molte volte infatti, è sufficiente migliorare l’efficienza del sistema di generazione per diminuire sostanzialmente l’impatto ambientale. Processi aziendali. Molti processi aziendali hanno un impatto diretto sull’ambiente in quanto producono scarti, imballaggi ed emissioni. Basti pensare alle spese di trasporto oppure ai tipi di packaging che vengono utilizzati. Molte aziende hanno deciso di rivedere questi processi proprio al fine di diminuire l’impatto sull’ambiente, ottenendo anche un riscontro sia in termini di reputazione che di risparmio economico. Rifiuti e riciclo. Se si pensa alla mole di scarti che vengono prodotti in azienda si può avere un’idea del possibile impatto che questi possono avere sull’ambiente. Decidere quindi di adottare un imballaggio riciclabile, ridurre lo stoccaggio o rendere sostenibili i materiali dei nostri prodotti può fare la differenza. Ridurre le emissioni. In questo caso le emissioni possono essere generate sia in fase di produzione che in fase di trasporto. Anche l’energia stessa utilizzata dall’azienda però produce emissioni. Le aziende che hanno inserito questi punti nel bilancio sociale ne hanno beneficiato anche in termini di reputazione e apprezzamento da parte dei consumatori. Queste indicazioni sono ovviamente valide anche per tutti noi, non solo per le aziende, per cercare di ridurre l’impatto delle nostre scelte sul pianeta. Crescita e sviluppo: tra qualità e quantità Quando si parla di green economy si deve fare questa distinzione alla base: crescita contro sviluppo. Se per le persone i due termini possono avere un significato equivalente per le imprese non è così. Quando si parla di crescita infatti si fa riferimento a un dato quantitativo. L’azienda che cresce, in pratica, è quella che riesce ad aumentare i propri profitti nel corso del tempo. Il termine sviluppo invece ha un senso più ampio e attribuisce valore anche ai processi qualitativi e non richiede un consumo totale e degradante di tutte le risorse.  In altre parole, l’azienda focalizzata alla crescita mira a massimizzare i guadagni aumentando la quantità di risorse utilizzate, mentre l’azienda focalizzata sullo sviluppo ha come obiettivo quello di generare profitto a partire dalla qualità dei processi. Oggi è quindi essenziale iniziare a guardare l’ambiente come un protagonista attivo della nostra economia e non solo come un bacino di risorse da cui prelevare a seconda dei bisogni. Da quì la dicitura di “sviluppo sostenibile”, una crescita economica che preserva le risorse alla base della produzione per essere sopportabile nel tempo. Vuoi leggere di più sul tema dello sviluppo sostenibile? Leggi l’articolo Sviluppo sostenibile: il patrimonio delle generazioni future La ripartenza green  Ciò che ci permette di capire l’importanza che oggi riveste la Green Economy sono gli investimenti che vengono stanziati dalla Comunità Europea per progetti di questo tipo. Basti pensare che una cospicua parte del nuovo Recovery Fund è dedicata a programmi green. Il ministro Costa, nell’intervista del Sole

qualità dell'aria

Decarbonizzazione: la transizione energetica europea

Si parla di decarbonizzazione per intendere un processo in cui si riduce il rapporto tra il carbonio e l’idrogeno. Nelle fonti energetiche che utilizziamo quotidianamente vi sono elementi chimici che reagiscono in maniera diversa. È infatti storicamente riconosciuto come il carbonio possa essere nocivo per l’inquinamento dell’aria. Questo elemento infatti, se bruciato, è in grado di legarsi alle particelle di ossigeno presenti nell’aria, generando CO2, ovvero anidride carbonica.  L’anidride carbonica, prodotta naturalmente da molti organismi, se generata in eccesso e artificiosamente può saturare la capacità di conversione delle piante, inquinando l’aria. Gli alberi, che utilizzano la fotosintesi clorofilliana per convertire la CO2 in ossigeno, non riescono ad assorbire tutta l’anidride prodotta, che rimane nell’aria e danneggia la nostra salute. Si parla dunque di decarbonizzazione proprio a intendere un processo che mira a diminuire la presenza di carbonio nell’aria, riducendo le emissioni di CO2. Decarbonizzazione e combustibili fossili Principali responsabili della produzione in eccesso di CO2 sono i combustibili fossili. Questi elementi, ricchi di carbonio, se vengono bruciati, liberano nell’aria l’anidride carbonica, saturando la capacità di sintesi di alberi e piante.  Non tutti i combustibili fossili hanno però la stessa quantità di carbonio. La legna il materiale con il più alto contenuto di carbonio: per ogni atomo di idrogeno ce ne sono 10 di carbonio. Il petrolio invece ha un rapporto carbonio-idrogeno pari a 1:2, ciò significa che per ogni atomo di carbonio, ce ne sono 2 di idrogeno. Il combustibile migliore in termini di presenza di carbonio è il gas naturale, che ha un rapporto 1:4, confermandosi come il più “pulito” tra i combustibili fossili.  Ciò ha dato a pensare a molti che la decarbonizzazione del paese, ovvero la diminuzione delle emissioni di carbonio nocive attraverso l’utilizzo di fonti con un minore rapporto di carbonio, potesse passare dal gas. Ciò è auspicabile solamente in parte. Se è vero da una parte che il gas naturale è il combustibile più pulito, dall’altra vi sono una serie di controindicazioni che non possono essere tralasciate. La combustione di gas produce comunque CO2 La maggiore diffusione del gas naturale causa l’aumento dei costi di importazione, che ricadono sulle famiglie italiane Ci sono energie rinnovabili che possono sostituire il gas producendo energia a emissioni zero. In altre parole siamo convinti che un processo di miglioramento dello stato globale dell’aria non possa passare da una risorsa che “inquina meno”, specie quando sono disponibili soluzioni a impatto ambientale zero che favorirebbero una decarbonizzazione completa. Dall’accordo di Parigi all’Agenda 2030 L’accordo di Parigi ha segnato un punto di svolta, almeno teorico, per l’ambiente e per i cambiamenti climatici, puntando a limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°. Per fare questo è fondamentale considerare il ruolo dell’energia e dei combustibili fossili. L’anidride carbonica è infatti considerata uno dei principali gas serra che, rimanendo nell’atmosfera, contribuisce all’aumento della temperatura terrestre. Proprio per questo la decarbonizzazione è stata portata sul tavolo dell’accordo di Parigi, che mira all’obiettivo di ridurre le quantità di CO2 liberate in atmosfera almeno del 40% rispetto al 1990. Ciò ha forse lasciato intendere che basti semplicemente scegliere il meno inquinante tra i combustibili fossili. Purtroppo non è così: continuare a utilizzare combustibili fossili per il fabbisogno energetico del Paese significa semplicemente spostare temporaneamente il problema per affrontarlo nuovamente in seguito, senza avere un quadro chiaro di cosa possa accadere nel frattempo. Le direttive dell’Unione Europea, che mirano al raggiungimento agli importanti obiettivi sanciti dall’Agenda 2030, possono essere raggiunti in maniera stabile e sostenibile solamente attraverso un cambio di paradigma che vede l’utilizzo delle fonti rinnovabili in maniera estensiva e continuativa per sostituire le vecchie risorse inquinanti. Vuoi sapere di più sul cambiamento climatico? Leggi l’articolo Cambiamento climatico: cause, conseguenze e 5 modi per contrastarlo Carbon Footprint: un’impronta indelebile Proprio al fine di sensibilizzare aziende e persone sul tema di una sempre più necessaria decarbonizzazione è stata creata la Carbon Footprint, l’impronta di carbone. Questo indice intende misurare la quantità di CO2 prodotte per produrre un prodotto, o nella vita di una persona o azienda, oppure ancora in un determinato arco di tempo. In altre parole la carbon footprint vuole calcolare l’impronta che quel dato prodotto o quella data persona lascia sul pianeta, un’impronta tutt’altro che sostenibile spesso.  Se pensi che 1 kg di yogurt può produrre fino a 1,1 kg di emissioni di CO2 e 1 kg di carne bovine ne può generare fino a 26 kg! Se si pensa a tutti i processi messi in atto nella fase di allevamento e quindi a tutta la filiera produttiva che segue, il trattamento, il confezionamento e il trasporto, possiamo capire come i prodotti che utilizziamo tutti i giorni possano lasciare un’impronta significativa sul pianeta. Decarbonizzazione al 100% in Italia entro il 2050: un obiettivo possibile? Come già accennato, l’Unione Europea ha fissato come obiettivo primario, un’Europa a zero emissioni entro il 2050. Ciò implica una decarbonizzazione pressoché totale delle energie in primis ma anche dell’economia. Per molti sembra un obiettivo irraggiungibile, dal momento che un processo così importante necessita di interventi massicci e investimenti di lungo periodo. Legambiente non la pensa così e risponde con una roadmap che definisce le azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo entro il 2040. Secondo Legambiente è possibile raggiungere la completa decarbonizzazione del Paese attraverso 8 leve: Semplificazione delle autorizzazioni da parte delle regioni per l’installazione di fotovoltaico ed eolico. Utility scale e comunità energetiche. Aumentando la presenza di grandi impianti pubblici (utility scale) e privati (comunità energetiche) è possibile creare un meccanismo virtuoso dove più sistemi collaborano per il raggiungimento dell’obiettivo Sistemi di accumulo e segnali di prezzo. Secondo Legambiente i sistemi di accumulo possono favorire una stabilità dei prezzi delle rinnovabili. Inoltre la prevedibilità dei prezzi a lungo termine potrebbe permettere una previsione più accurata e permettere di raggiungere gli obiettivi in maniera più efficace. Efficienza energetica: l’efficienza energetica e le politiche volte a migliorarla a livello collettivo rappresentano una forte leva per la transizione energetica sia per i privati che per le aziende. Elettrificazione delle città: mobilità e riscaldamento.

ristrutturazione

Renovation Wave Strategy: un’ondata di riqualificazione

La Renovation Wave Strategy è stata proposta dalla Commissione Europea come iniziativa per migliorare lo stato degli edifici europei, attualmente inquinanti e poco efficienti. La nuova strategia messa in campo da Bruxelles punta a migliorare l’edilizia del continente e si pone all’interno di una serie di provvedimenti incentrati sulla tematica ambientale. L’esigenza di individuare le modalità per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 ha portato la Commissione Europea a premere l’acceleratore sulle ristrutturazioni edilizie nel vecchio continente. Gli edifici sono infatti responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra. Da questi presupposti parte la necessità di individuare dei piani per contenere consumi e inquinamento. Povertà energetica e Renovation Wave Un altro dato allarmante sul quale la Renovation Wave può  avere successo è il fenomeno della povertà energetica. Per oltre 34 milioni di europei riscaldare adeguatamente la propria casa è troppo costoso. Questo dato è particolarmente indicativo dello stato in cui versa il parco immobiliare europeo. La maggior parte degli edifici infatti sono datati e non ristrutturati ma soprattutto inefficienti dal punto di vista energetico.  Alla questione edilizia si vanno a sommare ulteriori problematiche di diversa natura, come il costo dell’energia. Gli aumenti dei costi nella materia energia elettrica in concomitanza con la crisi finanziaria hanno fatto perdere a molte famiglie l’autosufficienza dal punto di vista energetico. A questi fattori si aggiunge spesso una resistenza di tipo comportamentale, dove sussiste una mancata consapevolezza dei benefici che può portare l’efficienza energetica in termini sia economici che ambientali. I punti della Renovation Wave Da queste premesse si è mossa la Commissione Europea per individuare i principali punti toccati dalla Renovation Wave Strategy. In merito all’iniziativa Frans Timmermans, vicepresidente del Green Deal europeo, ha affermato: “Vogliamo che in Europa tutti possano illuminare la propria casa, riscaldarla o raffrescarla senza rovinarsi, né rovinare il Pianeta. L’ondata di ristrutturazioni migliorerà i luoghi in cui lavoriamo, viviamo e studiamo, riducendo nel contempo il nostro impatto sull’ambiente e creando posti di lavoro per migliaia di europei. Se vogliamo ricostruire meglio servono costruzioni migliori”. Frans Timmermans – Vicepresidente Green Deal europeo Emergono quindi i punti toccati dalla Renovation Wave. Decarbonizzazione del riscaldamento e del raffrescamento. Con questa misura si intende limitare le emissioni generate bruciando combustibili fossili. Esistono infatti fonti energetiche che possono riscaldare e raffrescare le abitazioni senza adottare la combustione. Lotta all’inefficienza energetica e alla povertà. L’obiettivo è quello di aumentare l’efficienza degli edifici, anche utilizzando fonti energetiche rinnovabili. In tal modo una minore quantità di energia è in grado di garantire lo stesso risultato. Ristrutturazione degli edifici pubblici. Migliorando anche le strutture pubbliche si punta ad abbattere i consumi energetici e a migliorare il comfort abitativo e lavorativo. Gli obiettivi Con la direttiva pubblicata lo scorso 14 ottobre, la Renovation Wave Strategy si pone l’obiettivo di ristrutturare 35 milioni di edifici entro 2030. Un risultato ambizioso e che ha fatto commentare molti. Si tratta di un grosso passo in avanti per la vita di lavoratori e cittadini che potranno migliorare il loro modo di vivere e lavorare. Se da un lato si tratta di un’innovazione importantissima, dall’altro molti si chiedono come faranno molte famiglie a sostenere questo costo in 10 anni. Il sostegno della Comunità Europea da una parte e la consapevolezza del fatto che si fa un investimento che rientrerà nel giro di pochi anni dovrebbero fare la loro parte. Dall’altra parte c’è invece la ricaduta virtuosa promessa dalla direttiva. La Renovation Wave Strategy infatti potrebbe essere in grado di creare 160.000 posti di lavoro, i famosi green jobs, con occupazioni più o meno stabili nei settori dell’energia e dell’edilizia. Questi presupposti spianano quindi la strada verso gli obiettivi ancora più sfidanti che si è posta la Comunità Europea sul tema ambientale. La renovation wave ha infatti il vantaggio di contribuire a una strategia più ampia, che auspica un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050. Vuoi scoprire di più sul Green Deal? Leggi l’articolo Green Deal: l’economia verde europea Una nuova Bauhaus Pensare che sia tutto in nome dell’efficienza energetica non è totalmente corretto. Su questo tema ha espresso la sua Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione Europea guarda alla direttiva in maniera ampliata, contestualizzandola all’interno di un cambio di paradigma che sembra totalizzante. Si legge sul suo tweet: La nuova Bauhaus europea promette molto, ovvero di “cambiare il mondo di domani, che sarà più verde, più umano e più bello.” Ciò a cui allude la presidente della Commissione è infatti un cambiamento culturale più che edilizio. In altre parole c’è bisogno di un mutamento radicale del modo di concepire il mondo e in particolar modo l’ambiente. In questo senso non sono più chiamate in causa solo le compagnie energetiche, le aziende che lavorano nelle rinnovabili e imprese edilizie, ma siamo tutti chiamati a fare la nostra parte. Si parla infatti di una “visione” a cui tutti possono collaborare per renderla attraente.  Leggi anche Fotovoltaico e pompa di calore: 5 motivi per cui conviene Insomma, come la Bauhaus ha cambiato, anche se per un periodo temporalmente limitato, le regole dell’architettura, le direttiva come la Renovation Wave possono rimettere in discussione temi importanti. Quello a cui stiamo partecipando, specie se visto nell’ottica del periodo storico in cui ci troviamo, può realmente modificare l’impatto dell’uomo sulla Terra ma non solo: può migliorare le vite di tutti. “Il nuovo Bauhaus europeo sarà la forza trainante per connotare il Green Deal europeo in maniera innovativa e antropocentrica, rendendolo più attraente. Sarà un movimento basato sulla sostenibilità, l’inclusività e l’estetica, mirante ad avvicinare il Green Deal europeo ai cittadini e porre al centro della vita quotidiana il riciclaggio, le energie rinnovabili e la biodiversità” Ursula von der Leyen – Presidente della Commissione Europea

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